Cinema, i Cahiers cambiano padrone. E passaporto

La storica rivista cinematografica francese che tenne a battesimo la Nouvelle vague di Bazin, Truffaut e Godard sarà venduta dall’attuale proprietario. Un editore britannico l’acquisterà da <em>Le Monde
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Ha tentato in ogni modo di resistere alla crisi e moltiplicare gli sforzi per mantenersi viva e vegeta. Non ce l’ha fatta. Resisterà al progresso e all’economia globalizzata, resisterà alle insidie della Rete, ma vedrà snaturata la sua storia. Oggi i “Cahiers du cinema” vendono 20mila copie nonostante libri e dvd, un’edizione spagnola su carta e una inglese su internet. Nonostante una rubrica dedicata alle tecnologie del suono e dell’immagine. Nonostante tutto. Niente da fare, i Cahiers du cinema sono sul mercato. Finiranno probabilmente in mano inglese perché il gruppo Le Monde ha deciso di “tagliare i rami secchi”. A rilevarli dovrebbe essere, condizionale d’obbligo come in ogni trattativa che si rispetti, l’editore britannico Phaidon che si è detto disposto a “rispettare un’eredita editoriale e al tempo stesso a promuovere un contenuto esigente. Qualità necessarie per assicurare, nel rispetto della dimensione sociale dell’impresa, lo sviluppo e la perennità dei Cahiers du cinema”. L’accordo, in dirittura d’arrivo, potrebbe essere siglato a novembre e rappresentare un segno dei tempi: l’internazionalità.

I “Cahiers” sono l’essenza della cultura francese del ‘900, almeno in fatto di cinema. Fondata nell’aprile del ’51 da Andrè Bazin e da Jacques Doniol-Valcroze, la rivista ha tenuto a battesimo la Nouvelle vague del cinema francese, una corrente di autori, poi diventati registi, che ha elaborato un modo nuovo di usare la macchina da presa fissando nel dibattito culturale dell’epoca i canoni della cinematografia emergente. Un articolo di Francois Truffaut, dal titolo “Su una certa tendenza del cinema francese” sintetizzava proprio questa teorizzazione e in tale contesto rientrava la “camera stylo”. Il regista era visto alla stregua di uno scrittore e, come questo usa la penna, l’altro avrebbe dovuto utilizzare la macchina da presa. Un teorema importante connesso con quella “politica degli autori” che animò l’intera Nouvelle vague. 

E stilemi giornalistici, prima che artistici, caratterizzarono il lavoro e il pensiero di autori che passarono dai Cahiers come collaboratori prima di affermarsi come i maggiori cineasti francesi dell’ultimo mezzo secolo: Francois Truffaut, Jean Luc Godard, Claude Chabrol, Eric Rohmer, Jacques Rivette. Tutti, dopo un fitto apprendistato, divennero i registi di quella corrente che si proponeva la rottura con il passato, la critica e la condanna, anche culturalmente brutale, della tradizione cinematografica francese in voga allora. Contro di essa si scagliarono i Cahiers e l’intellighenzia che tra quelle pagine cresceva.

Dopo la guida di Rohmer prima e Rivette poi, la rivista attraversò la fase della contestazione sessantottesca sotto la guida di un collettivo di ispirazione maoista che mostrava una particolare attenzione alla cinematografia di nazioni emergenti a scapito delle opere che provenivano dagli Stati Uniti. Tramontata anche la contestazione giovanile il periodico riconquistò posizioni politiche notevolmente più smussate e moderate. Infine, nel ’98 il passaggio dall’editore originario, l’Editions de l’Etoile, al gruppo Le Monde che oggi la mette in vendita. E per la prima volta in oltre 57 anni i Cahiers non saranno più francesi.