Cinema italiano: bastano tre film a fare primavera?

«Il caimano», «Il mio miglior nemico» e «Notte prima degli esami» toccano 31 milioni di euro

Michele Anselmi

da Roma

D’accordo, piano con i trionfalismi. Quello italiano è un cinema, per dirla con l'esperto Piero Spila, «che si guarda continuamente allo specchio (il box office) e si compiace o si deprime sempre all'eccesso, senza aspettare le possibile controprove». Eppure significa qualcosa la tendenza maturata in questo primo trimestre del 2006. A fronte di un leggero calo del volume generale degli incassi rispetto allo stesso periodo 2005 (4 milioni di euro e circa 300mila spettatori mancano all'appello), tre film italiani stanno rovesciando una tendenza storica. Roba da non credere. Gli americani annaspano, il prodotto nazionale si impone. Grazie a Il mio miglior nemico, Notte prima degli esami e Il caimano. Insieme, dalla loro uscita nelle sale, il terzetto tricolore ha totalizzato la bellezza di 31 milioni di euro, così ripartiti (dati Cinetel): 16 milioni la coppia Verdone-Muccino; quasi 11 l'esordio nostalgico di Fausto Brizzi, 4 e mezzo l'affondo anti-berlusconiano di Nanni Moretti. Di più: se ci fermiamo ai primi dieci in classifica, i restanti sette titoli, tutti americani, da Basic instinct 2 a La Pantera rosa, da A casa con i suoi a Final destination 3, complessivamente incassano poco più di 8 milioni di euro. Neanche il ritorno di Sharon Stone in chiave sexy-noir sembra aver funzionato: 1 milione e 129mila euro in tre giorni. Poco, ma pur sempre meglio, in percentuale, di quanto registrato negli Usa, dove il filmetto ha dovuto accontentarsi di 3 miseri milioni di dollari.
In pratica, la quota di mercato ricoperta dal cinema nazionale è passata, nel raffronto gennaio/marzo 2005-2006, dal 21,3 al 35,5 per cento. Quattordici punti in più. Uno spettatore su tre ha visto un film italiano. Non accadeva da secoli. Magari è l'inizio di una piccola rivoluzione: culturale, estetica, anche produttiva. I pessimisti insistono: la solita rondine che non fa primavera. Può darsi, ma l'anno scorso aveva volato solo Manuale d'amore, adesso si vedono tre bei rondoni. E chissà che, da qui a fine maggio, non replichino l'exploit anche Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio, The golden door di Emanuele Crialese e L'amico di famiglia di Paolo Sorrentino, tutti in predicato per Cannes.
Poi, intendiamoci, fa bene il Giornale dello Spettacolo a ricordare che tre «locomotive» (alle quali vanno aggiunti i film natalizi di Pieraccioni e Boldi & De Sica, almeno nella coda di gennaio) da sole non bastano. Dietro di esse si stagliano tanti «vagoni» a corto di appeal commerciale, film nati già morti, fermi da mesi, ereditati da vecchie pratiche ministeriali; mentre i possibili campioni di una stagione allungata, sia pure all'interno di un mercato d'autore, sono stati tutti rinviati al prossimo autunno, per la gioia di Venezia e della nascente Festa di Roma. Qualche titolo? N-Napoleone di Paolo Virzì, Viaggio segreto di Roberto Andò, Lezioni di volo di Francesca Archibugi, La stella che non c'è di Gianni Amelio.
Sarà anche per questo che Alberto Francesconi, presidente dell'Agis, non grida al miracolo, pur registrando il dato confortante. «Considerando che negli ultimi dieci anni la quota di mercato dei film italiani ha oscillato tra il 17 e il 22 per cento, le cifre di questo primo trimestre possono anche sorprendere. Ma per una cinematografia come la nostra, importante, di grande tradizione, attestarsi attorno al 40 per cento dovrebbe essere una normalità, non l'eccezione». In effetti... E magari si può aggiungere, senza nulla togliere alla bontà dei tre film in questione, che l'assenza di trascinanti blockbuster hollywoodiani tipo Il Signore degli anelli, ha finito con il far convergere su titoli italiani il favore del pubblico.
Non la pensa così un esercente di Napoli, Luciano Stella, il quale, intervistato dal Giornale dello Spettacolo, spiega: «Benché operazioni diversissime tra loro, i tre film in questione appaiono caratterizzati da una precisa strategia di marketing, da un buon Dna nel progetto». Capaci, insomma, di creare l'attesa, di incuriosire anche i più distratti, di costruire l'evento mediatico. Concorda il produttore Riccardo Tozzi, reduce dalla corsa all'Oscar con La bestia nel cuore e tra i favoriti per i David di Donatello (le cinquine saranno annunciate stamattina): «Il nostro cinema ha cambiato testa, sa rivolgersi al pubblico. Sta succedendo quanto è accaduto con la fiction. Il pubblico ha voglia di rispecchiarsi in storie e personaggi che ci appartengono». Speriamo.