Cinema, è morto il maestro svedese Ingmar Bergman

Il grande regista svedese è morto nella sua casa sull'isola di Faaro. Lo ha annunciato l'agenzia svedese Tt, citando la sorella del cineasta, Eva. Aveva 89 anni. Nella sua lunga carriera ha vinto tre premi Oscar: "Fontana delle vergini" (1961), "Come in uno specchio" (1962), "Fanny e Alexander" (1982)

Stoccolma - Il regista svedese Ingmar Bergman è morto. Lo ha ha annunciato l’agenzia svedese Tt citando la sorella del cineasta Eva. Aveva 89 anni, si è spento nella sua casa sull'isola di Faaro.

Nato a Uppsala nel 1918, è considerato una delle personalità più eminenti della cinematografia mondiale. Figlio di un pastore luterano, Erik, e di Karin Akerblom, trascorse l'infanzia seguendo gli spostamenti del padre e fu educato secondo i concetti luterani di "peccato, confessione, punizione, perdono e grazia", temi che saranno poi ricorrenti nei suoi film. La figura paterna sarà portata sullo schermo in tre film, Fanny e Alexander (1982), Con le migliori intenzioni (1992) e Conversazioni Private (1996).

I suoi genitori volevano che si facesse prete ma lui, da giovanissimo, aveva la passione per il teatro, e ad essa si dedicò. Dopo gli studi superiori e il servizio militare, si iscrisse all'Università di Stoccolma per frequentare un corso di storia della letteratura (la sua tesi di laurea riguarderà Johan August Strindberg) iniziando nel contempo a occuparsi di teatro studentesco e a scrivere i testi per alcuni drammi; come aiuto regista, intanto, iniziava a lavorare per il teatro dell'Opera.

Nel 1943 Bergman sposò Else Fischer, ballerina e coreografa (che gli darà una figlia, la futura scrittrice Lena). È in questo periodo che un suo manoscritto, Hets (Tormento, 1944) viene acquistato dalla Filmindustri e trasformato in film, sotto la regia di Alf Sjoberg, con Bergman quale assistente alla regia. Il primo film diretto da Bergman, invece, risale al 1946, con due pellicole: "Crisi" e "Piove sul nostro amore".

Il teatro e poi la consacrazione nel cinema Prima di arrivare alla macchina da presa - realizzò oltre 40 film - era stato sceneggiatore di registi importanti, come Sjoberg e Molander. Poi, fin dai film degli anni ’40 (Crisi, Prigione) fu dominato dall’angoscia di esistere, problematicizzata alla luce della morte di Dio. Il successo arriva nel 1956 quando termina "Il settimo sigillo" che ottiene vari riconoscimenti, oltre al premio speciale al Festival di Cannes; arrivano poi l’Orso d’Oro al Festival di Berlino e il premio della critica al Festival di Venezia grazie a "Il posto delle fragole". Successivamente "Alle soglie della vita" e "Il volto" ricevono il premio come miglior regia rispettivamente a Cannes e a Venezia, mentre nel 1960 "La fontana della vergine" gli vale il suo primo Oscar. Nel 1982, dopo quarant’anni di attività, Bergman decide di abbandonare improvvisamente il cinema, per dedicarsi al teatro e alla televisione, così nel 1982, realizza il suo ultimo film per il grande schermo, "Fanny e Alexander".

Tre premi Oscar Tra i tanti premi vinse tre Oscar: nel 1961 per la "Fontana delle Vergini", nel 1962 per "Come in uno specchio" e nel 1982 per "Fanny e Alexander". Tre capolavori nella cinematografia mondiale.

Il ritorno al teatro e la scoperta della tv Negli ultimi anni, a partire dal 1991, Bergman tornò al suo antico amore, il teatro. Scrisse numerose sceneggiature ripercorrendo ancora una volta i temi della propria infanzia. Nel 1997 si mise di nuovo dietro a una telecamera, ma stavolta per la tv.