Cinema, Roma replica a Venezia: «Croff ha ragione, differenziamo»

Michele Anselmi

da Roma

Il giorno dopo, dalle nevi di Courmayeur, dove sta pilotando la rassegna Noir in festival in attesa di coordinare materialmente la nascente Festa del cinema di Roma, Giorgio Gosetti risponde con soffice diplomatismo alla pur preoccupata intervista di Davide Croff pubblicata ieri dal Giornale. «Sono totalmente d'accordo con lui», scandisce. Addirittura? «Sì. Nel senso che dobbiamo misurarci sui fatti e lavorare sulle differenze. Le cose dette dal presidente della Biennale mi sembrano ragionevoli, all'insegna di un sano pragmatismo». E ancora: «Non vedo rischi di sovrapposizione. Avremo criteri di selezione diversi, non abbiamo bisogno di anteprime mondiali come Venezia. L'idea di fondo è agire di concerto, Venezia, Roma e Torino, perché nel mondo ci si accorga che il cinema italiano esiste».
Avete capito. Se la Mostra, tramite il presidente Croff, manda segnali di legittima impazienza, temendo cannibalismi e sovrapposizioni, gli uomini della nascente Festa capitolina (13-21 ottobre 2006) sdrammatizzano, rassicurano e provano a svelenire animi. Secondo la linea disegnata da Goffredo Bettini, deputato ds di lungo corso e presidente di Musica per Roma, che curerà la kermesse: «Non sarà solo una selezione di titoli, ma un grande evento metropolitano con una serie di iniziative collaterali per scoprire la magia del cinema, per sapere che cosa c'è dietro a un film, per rendere meno sacrale il ruolo del regista e valorizzare invece l'artigianato, le idee, il soggetto che media con lo spettatore e dunque l'attore». Parole che, alla prova dei fatti, potrebbero essere smentite. Ma intanto Roma promuove la pace tra i due festival, forte di un budget da 9 milioni di euro provenienti da Comune, Provincia, Regione, Camera di commercio e Bnl (Venezia supera di poco i 6, per lo più statali).
Così l'invito a deporre le armi sembra mettere tutti d'accordo. Sentite, a esempio, che cosa dice Giancarlo Leone, amministratore delegato di Raicinema. «Per la qualità dei film disponibili, qualora i selezionatori siano interessati, saremo in grado di soddisfare sia le esigenze della Mostra sia della Festa». Archiviati i dissapori di due anni fa, causa mancato Leone al Bellocchio di Buongiorno, notte, aggiunge: «Non dimentico ciò che Venezia ha fatto e potrà fare per il nostro cinema. La vita di Raicinema, da I cento passi a La bestia nel cuore, passando per Le chiavi di casa e altri film, è strettamente legata alla Mostra. Che resta per noi un punto centrale. Ma considero solo e soltanto un grandissimo vantaggio poter usufruire di un'ulteriore vetrina in ottobre. Ben venga Roma, dunque, di cui sono un appassionato e convinto sostenitore, tutt'altro che neutrale». E infine: «La Festa non infastidirà la Mostra. Al contrario, vedrete, favorirà un impegno diverso e più sostanzioso delle istituzioni locali, finora piuttosto pigre, a vantaggio di Venezia».
Speculare, per una volta, l'opinione di Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa, l'altro polo cinematografico. «Personalmente sono ottimista. Il nuovo evento cinematografico gode di una struttura stabile e di un gruppo di lavoro capace. Allo stato delle cose, non temo conflitti tra i due festival. C'è spazio per tutti, nell'interesse del cinema. Semmai Venezia ha bisogno di prendere spunto da quanto accaduto a Roma. La linea giusta è quella, per evitare che la Mostra, ogni anno, debba dipendere esclusivamente o quasi dalla Finanziaria, dal Fus, dai ministri ai Beni culturali, tra bizzarre dichiarazioni localistiche e sterili piagnistei». Insomma, anche Letta rivolge il campanello d'allarme alle istituzioni locali, Regione in testa (sarà contento Galan). E conclude: «Carina la battuta di Cacciari, ma il dilemma tra Truffaut e James Bond, tra cinema d'arte e cinema d'intrattenimento, mi pare fuorviante. Devono esserci entrambi, a Venezia come a Roma. Non posso ancora dire quali dei nostri film saranno pronti, però ce ne saranno per tutti e due. E Croff dovrebbe capire che la Festa è un elemento di interesse in più per noi che facciamo questo mestiere».
Non rimane che raccogliere il parere degli americani. E di nuovo la parola d'ordine è: perché no? Sostiene Paolo Ferrari, presidente della Warner Bros Italia: «Sono curioso di vedere. In teoria non vedo conflitti. Una si chiama Mostra d'arte cinematografica, l'altra Festa del cinema. I nostri film? Dipende dai tempi, ma li daremo ad entrambi. Proprio perché non credo che Roma sia rock e Venezia lenta. Qualche giorno fa Gosetti e i suoi collaboratori ci hanno convocato per spiegare la fisionomia della Festa e rassicurarci. Non intendono fare sgarbi a nessuno. Del resto, mi pare impossibile che Venezia, con la sua storia e il suo prestigio, si faccia mettere in un angolo o cancellare in un attimo. Sono inutili congetture, dia retta a me». Diamo retta, e però Croff avverte: «Abbiamo tutti le mani libere, nessuno è vincolato».