Il cinema tenta la via lombarda

Fra i lettori di fantascienza degli anni Cinquanta si diceva: «Un disco volante non può atterrare a Vercelli». Poi Ennio Flaiano scrisse Un marziano a Roma e Tinto Brass ambientò nella campagna veneta Il disco volante. Dramma e film furono dei fiaschi. Impresari e produttori capirono i lettori di fantascienza. Il loro era un pregiudizio? Ma che cos'è un pregiudizio, se non psicologia spicciola? La gente di mondo dice tuttora: «Il cinema non è roba da Milano». Si sbaglia? Gualtiero Jacopetti, di Barga (Lucca), laureato a Pavia, ha lavorato per il Corriere della Sera e per Il Giornale. In mezzo fra l'uno e l'altro, ha conquistato il successo mondiale nel cinema, prima di Fellini e di Leone, dirigendo Mondo cane e Africa addio (dvd Medusa), documentari prodotti da Angelo Rizzoli, che i suoi milanesissimi rotocalchi Oggi e L'Europeo sostennero - senza se e senza ma - contro il romanissimo L'espresso. Jacopetti mi spiega il differente approccio di Milano e Roma all'economia: «Chi investe a Milano, vuole - almeno - certezze nei tempi di rientro dei capitali e il cinema non ne dà. Puoi anche finire un film nei termini e perfino prima, ma devi aspettare il momento buono per farlo uscire: sono mesi, talora anni di interessi passivi. Così, se sono decisi a investire nel cinema, i milanesi vanno a Roma. Angelo Rizzoli prendeva il treno della notte del venerdì per Roma e il sabato, da editore, diventava produttore. I suoi scherani, sempre ossequiosi davanti, dietro gli dicevano: “Va a divertirsi“. Questo è il limite di certi milanesi».
Lo psichiatra milanese Dino Risi mi dava un'interpretazione simile del suo diventare sceneggiatore, poi regista romano Dino Risi: «Con me i matti del manicomio di Voghera non guarivano, così passai fra i matti di Cinecittà senza provare a curarli». Però, fra lo psichiatra-romanziere Mario Tobino e lo psichiatra-regista Risi, è il secondo che s'è goduta la vita… Anche Luca Barbareschi ha fatto così e la sua è storia recente, già del mondo delle tv commerciali. Questo retaggio affiora nel fatto che il Centro sperimentale di cinematografia (Csc), sezione di Milano, dalle origini sia orientato al cinema d'impresa (vulgo: pubblicità) e le fiction, sottoprodotti del cinema a uso tv per spettatori di miti pretese, visto che su di esse puntano le milanesi tv private ancor più delle romane tv pubbliche. Ieri è stato annunciato - nella cerimonia all'ex manifattura Tabacchi di viale Fulvio Testi 121, ora sede del Csc milanese - dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e dal presidente della Fondazione Csc, Francesco Alberoni, presenti l'assessore alla Cultura Massimo Zanello e il direttore del Csc milanese, Bartolomeo Corsini, il «rinnovo della collaborazione» fra i due enti «con la firma della convenzione» per promuovere «la cinematografia in Lombardia». La Regione offre 800mila euro per questi interventi. Interventi largamente cattolici, per fiction su duomo di Milano e cardinal Borromeo, per esempio. I nuovi bandi «mettono a concorso» dodici posti gratuiti al corso per il cinema d'impresa e dodici, sempre gratuiti, per le fiction. Le domande andranno presentate entro il 30 aprile, i corsi cominceranno in novembre. Bandi di concorso, con tutti i dettagli, sono sul sito www.fondazionecsc.it. Il recapito mail è milano@fondazionecsc.it. Chi ama il cinema bello, d'una volta, forse preferirà telefonare: il numero è 02-72144911.