Cinematografico Fresu, il jazz ai tempi del Fascio

Tre serate e sei concerti (da stasera a giovedì, due spettacoli a notte uno alle 21 e uno alle 23)al Blue Note per ritrovare (chi l’avesse smarrita) la via italiana al jazz. In realtà parlare di jazz per la tromba di Paolo Fresu è estremamente riduttivo, perché nel suo campionario c’è di tutto e di più. Lui è un artista davvero moderno, di quelli che hanno spostato l’ago della bilancia dal suono afroamericano a quello che - senza dimenticare le radici - a quello europeo, aggiungendo poi suoni classici, contemporanei e musica popolare.
«La musica è un cerchio che non si chiude nel recinto dei generi e degli stili. La scommessa oggi è essere originali con musiche di Paesi e culture diverse», è il motto di Fresu. Che nei concerti al Blue Note (dove nel 2007 ha ricevuto l’Oscar del club e dove l’anno scorso in questo stesso periodo ha tenuto per tre sere concerti completamente diversi) si concentra su un progetto particolare, l’album 7/8 che è colonna sonora dell’omonimo film di Stefano Landini, con il suo superquintetto che, oltre a lui, schiera Roberto Cipelli al pianoforte, Tino Tracanna al sax tenore e al soprano, Attilio Zanchi al contrabbasso, Ettore Fioravanti alla batteria. «Questo disco è una sfida - dice Fresu - è una storia ambientata nel fascismo quando il jazz muoveva i primi passi in Italia tra i suoni di Ellington nascosti nei titoli dei brani criptati dal regime e le canzonette in voga. La sfida è stata quella di registrare una colonna sonora non ambientata in quegli anni ma nel decennio successivo e ispirata la migliore Miles davis». La sua attività però è frenetica su molteplici fronti; non a caso a 49 anni ha partecipato a più di cento dischi e a decine di progetti diversi.
Partito dalla banda musicale della sua Berchidda (nel cuore della Sardegna, dove ormai ogni estate si tiene un quotatissimo festival Jazz On Time di cui è direttore artistico)è diventato un punto di riferimento per la musica d’avanguardia europea. In Francia lo chiamano «il trombettista insonne» tanta è la sua veemente flessibilità, la passione creativa, la voglia di confrontarsi con altri.
Poco prima di Natale ha tenuto, sempre in città, uno splendido concerto col chitarrista Ralph Towner. Però se si tenta di tracciare una mappa della sua attività si rischia di perdersi. Dal «colto» duo con Uri Caine allacollaborazione col Quartetto Lost Chords di Carla Bley, dalle avventure con la macedone Kocani Orchestra al tour con il fisarmonicista Richard Galliano ed il pianista Jan Lundgren. Un mondo di suoni anche se Fresu dichiara solennemente: «Non tradirei mai il jazz, ma il jazz italiano è uno dei più interessanti al mondo per qualità e quantità. Incorpora elementi diversissimi fra loro in un affascinante cocktail difficle da dosare».