Cinepanettoni, De Sica stravince il primo round

Subito primo «Natale a Beverly Hills», con un incasso doppio rispetto a
«Io & Marilyn» che si piazza al secondo posto Resistono il cartone
tecnologico «A Christmas Carol», la rivelazione «Cado dalle nubi» e
«Baarìa» in corsa per l’Oscar

Roma - Come l’Italia tiene botta alla crisi internazionale, grazie alle famiglie e ai loro risparmi, istituzioni sepolte ovunque non ci siano papà, mamma e il salvadanaio, così il cinema nostrano, povero di idee e di coraggio, si regge sulle spalle dei film di Natale, passaggio obbligato (usque tandem?) sotto i fiocchi di neve. I cinepanettoni, insomma, ignorano i turbamenti economici planetari e richiamano frotte di spettatori, come si evince al primo sguardo, subito dopo la disfida Parenti-Pieraccioni. Al round numero uno è partito all’attacco dei soldini dei minorenni (attratti dalle gags zeppe di cacca e di parolacce) Natale a Beverly Hills, incassando 3.472.000 euro (con 607 copie) nei primi tre giorni di uscita e situandosi in cima alle classifiche del botteghino. Si tratta d’un risultato scontato, data la «macchina da guerra» (così De Laurentiis della Filmauro, casa produttrice del cinepanettone con De Sica & company) approntata per lo sbarco nelle sale e, del resto, l’anno passato Natale a Rio mise in cassa una cifra quasi identica: 3.473.811 euro nel primo weekend di programmazione.

Neri Parenti, allora, vale il doppio di Pieraccioni, potrebbe chiedersi chi è patito di duelli alla Bartali-Coppi, Lollo-Loren e via campanileggiando? La risposta è sì, sul piano delle cifre: Io & Marilyn, film generalista e non specificamente natalizio, ha introitato 1.645.000 euro (con 558 copie) dal 18 al 20, mentre il maltempo incideva sulla decisione dì andare o no al cinema. Al quartier generale Medusa, casa produttrice della commedia pieraccionesca, non fanno una piega. «Anche questi risultati sono scontati. È una costante che De Laurentiis vinca al primo round. Però, poi, le distanze si accorceranno strada facendo», commenta con serenità Claudio Trionfera, a capo dell’ufficio stampa medusaceo. E mentre giova ricordare quanto detto dal regista francese Luc Besson, che da bambino aspettava con trepidazione il film di Natale, unica occasione cinematografica dell’anno, concepita per i più piccini (oggi, invece, non si contano le pellicole per la platea under 18), diamo ancora un’occhiata al podio di questo finesettimana. Dove A Christmas Carol, il film in 3D della Disney, ha conquistato la terza posizione, con 1.533.643 euro incassati. E pazienza, se i più piccoli non sopportano gli occhialini, necessari per la visione tridimensionale, oltre la prima mezz’ora. Se il futuro del cinema è il 3D, occorre educare il pubblico da subito.

Anche qui, ecco la prova provata che le formule collaudate sortiscono un sicuro effetto, perché la Disney da quarant’anni punta sulla dolcezza e sulla tradizione, per attrarre le famiglie. Al quinto posto troviamo ancora la creatura di zio Walt, la Disney che sotto l’albero ha messo pure La principessa e il ranocchio (1.095.279 euro), una bella fiaba per tutti. Al quarto posto resiste Checco Zalone, che fa ridere di nuovo con Cado dalle nubi (1.127.328 euro).

Si può delineare una tendenza, a scorrere i dati? Tanto per cambiare, agli italiani piace ridere e svagarsi, magari con qualcosa di dichiaratamente cretino (con buona pace di chi scomoda Totò, appaiando certi cinepanettoni alla di lui irriproducibile comicità). D’altronde, il cinema resta la formula di svago più a buon mercato, né meraviglia che la massa perpetui il rito del cinepanettone, quasi una Fossa delle Marianne nella quale cadere, dopo le abbuffate con la suocera e i nipoti maleducati, obliando tutto il resto. Non a caso, infatti, i produttori furbi puntano su scenari lussuosi e ambientazioni glamour, difficilmente raggiungibili dalla platea medio-piccolo borghese, ogni anno sempre più impoverita, quindi desiderante di vedere, almeno da lontano, le strade dei ricchi e le spiagge dei benestanti.

Tuttavia, il cinespettatore italiano sembra tutt’altro che fesso, se va a vedere A Serious Man (al settimo posto nel box-office settimanale), stufandosi subito del pompato New Moon, il film dei vampiri, che neanche mordono. E il battagliato Baarìa, in corsa per l’Oscar? Un po’ ci somiglia: zitto zitto, resiste in classifica anche a Natale.