Cinepanettoni, rom e calcio: le battaglie snob di Farefuturo

La fondazione di Fini è diventata il pensatoio del <em>politically correct</em>
e dei cliché. Tutti rigorosamente &quot;contro&quot; la maggioranza silenziosa. L'obiettivo è far parlare di sé. Per questo0 demoliscono pure film e cartoon nazionalpopolari

Roma - Pensano perché sono un pensatoio, sparano perché sono un think tank, fanno o vorrebbero fare il futuro perché sono quelli di Farefuturo. Macinano idee, triturano ideologie, piantano i paletti culturali e politici dell’indefinito e indefinibile recinto della destra. La fondazione voluta da Gianfranco Fini con l’obiettivo dichiarato di «ripensare il centrodestra in prospettiva europea», è un animale dall’immenso prurito che ogni giorno si danna per grattare via le ultime crosticine di autoritarismo e rendersi autorevole. Qualche volta ci riescono, qualche volta no, ma sempre e comunque riescono a fa parlare di sé. Parafrasando Jovanotti, che crede in una grande chiesa che passa da «Che Guevara, Madre Teresa, Malcolm X, Gandhi e San Patrignano», i Fini-boys scartano miti, adottano modelli, abbracciano eroi e riciclano idoli. E così, jovanottianamente, esaltano Lady Oscar e smorzano i Pokemon; demoliscono «Natale a Beverly Hills» e candidano al Nobel il web; glorificano Balotelli e strapazzano Amauri; magnificano Fabio Fazio e Roberto Saviano e s’inebriano per le bracciate stile libero di Federica Pellegrini e le sbroccate stile-zero di Ferdi Berisa, concorrente del Grande fratello 9. Mettici un po’ di politicamente corretto, di neo terzomondismo, di individualismo chic e di modernismo hi-tech e la marmellata è pronta.

Boutade o arguzia che sia, ne inventano una ogni dì. L’ultima parola d’ordine è «boicottate i cinepanettoni»: una battaglia di principio per dire che il ministro Bondi è un «pisquano» perché film come «Natale a Beverly Hills» avranno ancora la possibilità di usufruire dei finanziamenti pubblici. «Il punto - si spiega - non è se ti piace ridere con Christian De Sica, Sabrina Ferilli, Michelle Hunziker e dare i tuoi soldi a Neri Parenti... Il punto è che è assurdo che la stessa pellicola benefici dei crediti di imposta e degli aiuti pensati per sostenere quelli che dovrebbero dare spazio ai film culturalmente più stimolanti». Niente denaro a roba trash e va bene. Ma poi, nell’immondizia del Grande Fratello, si raccatta la comparsa Ferdi Berisa e lo si rende mito buono, simbolo del bene: «Ma l’Italia non era un Paese razzista? La smentita giunge dal format più odiato dalla critica radical... Ha vinto lui, Ferdi, rom montenegrino con un passato da fiction strappalacrime alle spalle. Non è che il pubblico stavolta ha dato una lezione di intelligenza e di indipendenza ai suoi tanti detrattori?».

Tema delicato, quello dello straniero, forse ipersensibile per chi ha ancora qualche grumo di senso di colpa per il cliché «destra uguale sciovinismo». Ne è una riprova Mario Balotelli, cannoniere dell’Inter, natali a Palermo ma nero come la pece per via dei genitori ghanesi e pertanto fischiato da schegge di becerume. Lui è diventato «generazione», simbolo, buono, bravo, genio, più bianco dei bianchi. «Portare Balotelli ai Mondiali non risolverebbe i problemi dei fischi in curva, ma sarebbe un segnale. Lui è generoso, coraggioso, irriverente, testardo, rissoso, bulletto. Un talento puro. Cosa c’è di più italiano di questo?». Accantonati gli impolverati Nietzsche, Evola, Ezra Pound e Tolkien, viva viva per Lady Oscar: bella, femmina, boccoli d’oro, ubbidiente e devota a quel padre che «voleva un maschietto». Ecco la nuova eroina: quella che, compiuto il suo dovere verso la regina, passa dalla parte del popolo e che, finita la missione, si toglie divisa e bustino e si mette in gonna prima di mettersi con l’amato André. Roba moderna come il web, candidato a premio Nobel per la pace 2010 visto che «la forza di Internet sta nella possibilità di pensare il mondo come uno spazio dinamico, sempre in crescita, il cui racconto collettivo non è fermo» e che «è il primo strumento di costruzione di massa». Roba bipartisan come Saviano e Fabio Fazio: il primo è «grande pensatore di destra», il secondo è «garbato, attento, simpatico, preciso». Destra e sinistra sono superate, mischiate, confuse. Il «do re mi» che giustifica tutto sta nel refrain che «categorie di destra e sinistra lasciano davvero il tempo che trovano. Sono contenitori strumentali e ognuno può metterci quel che desidera». Oppure: «La cultura non è di destra o di sinistra, la musica non è di destra o di sinistra».

Alla spasmodica ricerca di un volto, di una sagoma, di un personaggio che unisca, di un poster che stia accanto sia a quello del «Che» sia a quello del «Signore degli anelli», Farefuturo s’è perfino buttata in piscina pur di tirar fuori «il nuovo eroe italiano»: Federica Pellegrini, la più veloce di tutti i tempi, «simbolo di un Paese davvero unito, uno dei ritratti cui è naturale affidare la costruzione dell’immaginario, simbolo di una nuova epica nazionale».