Il Cinese che tutti vogliono mollare a Genova

(...) Era accaduto alle politiche, un anno fa. Tutti foresti ai primi posti delle liste e base in rivolta, tanto da far perdere il Senato (e tre seggi già dati per certi). Succede ancora adesso che c’è da discutere di europee, uno di quei temi che per il centrosinistra ligure ha più o meno lo stesso significato di accoltellamenti in famiglia e di raccolta differenziata di rifiuti poltici. Marta Vincenzi era finita a Bruxelles quando a Genova era diventata scomoda, salvo tornare alla base da trionfatrice per fare la sindachessa. Al suo posto sarebbe finito dritto dritto Massimiliano Costa, per la felicità di molti in Regione, ma lui ha rifiutato tenendosi stretto il carreghino da vicepresidente alla faccia dei liguri rimasti senza eurorappresentanti.
Insomma chi si spedisce, possibilmente con biglietto di sola andata, a migliaia di chilometri di distanza? Magari chi aveva annunciato di lasciare Bologna perché troppo lontana da Genova, dalla sua compagna e dal suo figlioletto appena nato? Massì, Sergio Cofferati, l’ultimo casino d’importazione in casa Pd.
La soluzione sembra quella giusta. Basti considerare che gli unici a esultare per la sua nomination a capolista nella circoscrizione Nord Ovest girano tutti con la targa «GE» sulla carrozzeria, forse con l’unica eccezione dello spezzino Lorenzo Forcieri che magari almeno un premio di consolazione se lo sarebbe aspettato. Mario Tullo, onorevole e specialista in compagni da genovesizzare, è il più contento. Marta Vincenzi, la collega sindaca, non può essere da meno. Mario Margini e Graziano Mazzarello, che ancora un po’ di voglia di ricavarsi uno spazio ce l’hanno, gongolano. Claudio Burlando? Lui non si espone, ma certo i chiacchiericci sulla candidatura del Cinese a futuro governatore della Liguria non devono essergli sfuggiti. Anche perché non si tratta di cattiverie messe in giro dagli avversari ma di stilettate made in Pd. Da Bologna, dove Cofferati lo conoscono bene, l’«Associazione Cittadini per Bologna per Gianfranco Pasquino sindaco» spruzza d’ironia autentiche colate di veleno: «Grande soddisfazione viene manifestata negli ambienti del Pd sia a Bologna sia a Genova. Condoglianze ai prossimi parlamentari europei». Ma soprattutto aggiunge: «A Genova tirano due sospiri di amaro sollievo, ma pensano di essersela cavata a buon prezzo. C’era il rischio che Cofferati volesse la poltrona di presidente della Regione Liguria».
E dopo le interviste a Piero Fassino che confermano l’ex leader Cgil come capolista per il Nord Ovest, Rosy Bindi liquida l’idea con una frase che rende l’idea dell’amore per Cofferati nel partito: «Non sarò mica io il responsabile delle liste! Io alle europee sostengo Vittorio Prodi». Mentre Salvatore Caronna, segretario del Pd per l’Emilia-Romagna, dimostra di essersi tolto il peso: «Il futuro di Cofferati è nelle mani di Cofferati e del partito ligure». E con Mercedes Bresso, governatrice del Piemonte con aspirazioni continentali, che tira su la muraglia ai Giovi al grido di «Non passa lo straniero», il Cinese viene rispedito ai legittimi proprietari. Cioè ai genovesi, visto che lo stesso Cofferati, autodichiarandosi più volte «persona seria», aveva escluso che «uno che lascia Bologna per stare vicino alla famiglia possa aspirare all’Europarlamento».