Cinese ucciso davanti al bar: licenza sospesa dal Questore

Un’altra rissa in via Paolo Sarpi. Un altro morto. È accaduto dieci minuti prima della mezzanotte tra venerdì e sabato. Un cittadino cinese di 39 anni è stato ucciso davanti al bar-karaoke «Pegaso» - all’angolo con via Canonica - al termine di una rissa con alcuni connazionali. Dentro, musica ad alto volume, gente che canta e beve. Fuori, un cadavere che rimane a terra. L’uomo è stato preso a coltellate. Diversi i colpi inferti dall’assassino. L’ultimo, fatale, gli ha trapassato il cuore. Inutili i tentativi di rianimarlo sul posto. Dopo quasi un’ora, infatti, H.C. è morto. I suoi killer, invece, sono riusciti a fuggire prima dell’arrivo dei carabinieri. I militari - allertati dal 118 - hanno trovato la vittima in una pozza di sangue, con ferite alle gambe, al torace e alla testa. Gli inquirenti hanno sentito a lungo i testimoni dell’aggressione. Ora, duqneu, è partita la caccia agli assassini.
Ieri il questore Alessandro Marangoni ha emesso un provvedimento d’urgenza, sospendendo per sei mesi la licenza per la conduzione dell’esercizio pubblico, intestato a un cittadino cinese, Yuen Wen Bin, di 44 anni. «La sospensione - si legge in una nota di via Fatebenefratelli - è stata adottata a causa del grave fatto verificatosi e per scongiurare il pericolo che si ripetano altri episodi di violenza». Già nell’agosto del 2008, infatti, la licenza per la conduzione del Bar Pegaso era stata sospesa per cinque giorni, sempre a seguito di una rissa: anche in quella circostanza, i partecipanti si erano reciprocamente feriti.
Duro il commento del vicesindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato. «In Paolo Sarpi l’anno 2010 si era aperto con un accoltellamento in via Aleardi, il 9 gennaio, e ora si chiude con un analogo episodio dall’esito drammatico. Così come nel 2009 erano stati 10 i casi contrassegnati dall’utilizzo di armi bianche nel quartiere. A dimostrazione che nonostante le 73 operazioni della polizia locale in due anni per la sicurezza del quartiere e i ripetuti sequestri effettuati serve che da quelle parti le Forze dell’ordine, a cominciare dalla Guardia di finanza, operino più in profondità. E magari controllino gli anomali flussi finanziari che stanno dietro alle diverse attività illecite».
«Proprio l’altro giorno - sottolinea ancora De Corato - il pool Anticontraffazione della Procura, in collaborazione con la polizia locale, ha sequestrato in tre depositi circa 1 milione di pezzi di materiale contraffatto, tra cui anche armi bianche (coltelli, mannaie, asce) per un valore totale di circa 10 milioni di euro. Lo scorso 21 agosto 2010 erano stati i vigili a sequestrare altri 3.000 coltelli a serramanico e a scatto lunghi fino a 20 cm e in un bazar di 50 mq di via Niccolini gestito da un cinese». «Al di là dello specifico episodio - conclude De Corato - su cui toccherà alla magistratura far luce e che potrebbe magari essere dettato da altri motivi, è però ormai evidente che in quel quartiere, soggetto anche alle ordinanze, la criminalità cinese tende a costruirvi un isola franca grazie a capitali di dubbia provenienza. E in virtù delle attività illecite e delinquenziali aumenta il tasso di litigiosità che spesso sfocia in regolamenti di conti».