"Cinesi più vicini, ma il dossier Shig è ancora aperto"

Intervista a Lamberto Tacoli (Ferrettigroup). La trattativa con il colosso asiatico è a buon punto mentre al 31 dicembre il portafoglio ordini sfiora quota 530 milioni

«È una grande sofferenza non poter spiegare questa complessa trattativa. Purtroppo abbiamo la­sciato agli altri (ai giornali, ndr ) la libera interpretazione dei fatti, spesso imprecisa o fantasiosa».
Lamberto Tacoli, chief sales & marketing officier del gruppo Fer­­retti, e presidente di Crn, rispetta la consegna del silenzio. Le tratta­tive con i ­cinesi della Shandon He­avy Indutry Group sono state diffi­cili e complesse.
Oggi a buon pun­to, ma non ancora concluse e defi­nite nei dettagli. In sostanza il pia­no di salvataggio prevede, tra l’al­tro, la riduzione significativa del debito globale da 705 milioni di eu­ro a circa 131 milioni.
Dottor Tacoli, allora finalmen­te ci siamo...

«Posso dire che la trattativa, dopo le difficoltà iniziali, procede bene. Il nostro gruppo intende rispetta­re la riservatezza della contropar­te cinese. Se arriveremo al traguar­do, come spero, sarà indubbia­mente una spinta propulsiva di grande sviluppo. Di Cina se ne par­la da anni, sappiamo qual è la soli­dità del gruppo Shig. Un possibile impegno della holding manufat­turiera cinese farebbe crescere il nostro gruppo in modo importan­te o­ltre a darci un equilibrio finan­ziario estremamente solido».
Il modello Ferretti Brasil fun­ziona. Premesso che si tratta di

operazioni diverse, pensate di riproporlo in versione cinese?

«La regione Asia Pacific è decisa­mente più vasta, un mercato più ampio e in grande sviluppo. Una grande opportunità per noi. In ogni caso andremmo a produrre imbarcazioni esclusivamente per quel mercato con un partner indu­striale di grande livello».
Tuttavia l’operazione ha an­che un rovescio della meda­glia. Potrebbe essere interpre­tata come un graduale disim­pegno in Italia ...
«Lo escludo ne modo più categori­co. Ferretti è italiana ed è orgoglio­sa di essere un’azienda made in .
Ripeto, stiamo trattando al me­glio per una partnership industria­le molto forte. Per i cinesi il grup­po Ferretti, con i suoi otto brand, è un’icona.È risaputo quanto siano attratti dai grandi marchi made in Italy , non lo scopriamo oggi».
Significa che è già pronto un piano industriale?

«Assolutamente no.Ho detto “an­dremmo”... Faccio delle ipotesi. Non sono un indovino. Spero di or­ganizzare una conferenza stam­pa in Italia il più presto possibile. Tutti aspettano novità, non solo la stampa. Ma ci sono tempi tecnici da rispettare. Indubbiamente per noi si tratta di un’ulteriore sfida. Forse la più importante, consape­voli che ne abbiamo vinte tante al­tre. Se il guanto ci passa davanti lo raccoglieremo al volo».
Nonostante i problemi finan­ziari, e trattative con Shig non ancora concluse, avete un ec­cellente portafoglio ordi­ni al 31 dicemnbre...
«Siamo attorno ai 530 mi­lioni. Non è poco di que­sti tempi. Com’è noto il mercato europeo è in grande sofferenza. Delu­dente anche quello nor­dafricano per le note vicen­de.
Per non parlare dell’Italia. I segnali positivi arrivano dal seg­mento sopra i 30 metri, soprattut­to per quanto riguarda i nostri marchi Crn, Custom Line, Riva e Pershing. Da giovedì scorso sia­mo al salone di Londra. Poi andre­mo a Dusseldorf dove potremo ca­pire se il nord dell’Europa va me­glio del Mediterraneo».
Intanto la manovra «Salva Ita­lia » litiga un po’ con lo slogan dei Prof «Cresci Italia»...
«Indubbiamente quello che sta ac­c­adendo in casa nostra non favori­sce lo sviluppo. E non parlo solo della tassa di stazionamento. Del balzello ne abbiamo discusso an­che in Ucina. Si poteva introdurre una tassa sul lusso, seguire la filo­sofia dei francesi, oppure un tot al metro. Invece per 40-50 centime­tri in più si paga il doppio. Amen... Noto con amarezza che si perseve­ra nella politica dell’allontana­mento dei diportisti, soprattutto stranieri, dalle coste italiane».
Che cosa non le piace di questa manovra lacrime e sangue?
«Veda, alcune decisioni sono giu­ste. Prenda il problema evasione. È importante, la lotta seria va fat­ta, anche se non condivido la spet­tacolarizzazione. Lo Stato ha tutti i mezzi per scovare i furbi. Poi si è scelta la strada dura, ma a mio av­viso necessaria, per le pensioni. Mi piacerebbe ci fosse anche una fase di certezze per l’immediato futuro, con programmi importan­ti per lo sviluppo che inevitabil­mente si dovrà basare sul turi­smo. E la nautica dovrebbe far par­te di tutto questo. Penso ai nostri musei, alle nostre città, ai nostri porti. Oggi non è così, serve un pro­gramma decennale come accade in altri Paesi. Per farla breve: van­no riposizionate qualità e unicità dell’Italia. Forse ci manca la vo­glia di sfruttare appieno tutte le grandi potenzialità che questo bi­­strattato Paese ci offre. O forse non ci rendiamo conto dei gioielli che che abbiamo in casa».