Le cinesine lesbo-chic di Pierino Lodo: neanche mia madre lo sa

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Paolo Giordano

da Milano

Insomma c’era da aspettarselo: lui scherza, gioca, pizzica, sbraca ma c’azzecca. Gode di quell’intuito che o ce l’hai oppure amen e, per farla breve, pure con queste Four China Piero Chiambretti è arrivato prima. Innanzitutto spieghiamo. Da qualche settimana nel suo Markette su La7 volteggiano queste quattro pseudocinesi che, più che un copione, recitano il caso del momento: quello dell’invasione orientale. «Prima la Cina ci stuzzicava l’occhio, oggi anche la coscia» gigioneggia lui che, in poche parole, ha creato «le Lecciso in microchip» e da qualche settimana ci gioca a piacere, per di più facendo salire gli ascolti (peraltro già nobili: Markette quadruplica l’ascolto medio di rete). Il meccanismo è quello collaudato dell’evento. Per un po’ le Four China sono apparse solo in formato videoclip, come fossero autentiche superstar cinesi però sconosciute da noi. Poi si sono materializzate in studio, muovendosi da dive di fronte a un pubblico stupito. Nessuno le conosce semplicemente perché non esistono, sono semplicemente portavoci di un’idea: quella che la Cina è ancor più vicina di prima. E i loro movimenti, le carezze sensuali e mai volgari, addirittura i baci hanno quel riflesso lesbo-chic che si agita nell’immaginario standard dell’Estremo Oriente.
Insomma, sono le prime geishe della tivù italiana, chiambrettizzate e paradigmatiche: e i loro personaggi hanno perso l’inevitabile folclore (sono vestite come top model mica come mondine) e per di più non sono neppure cinesi. Anzi, tra loro c’è una sorpresa: Francesca Lodo, 23 anni, che è un volto conosciuto, ex Letterina, reduce dalla Fattoria di Canale 5, e già calendarizzata con grande abbondanza di nudità. «Per fare la geisha mi sono nascosta», dice e finora è stato un segreto per tutti, è andata in scena con il trucco e parrucco orientale tanto che «non lo sapeva neanche mia madre e mia cugina Giorgia Palmas (ex velina, ndr) ha faticato prima di riconoscermi. All’inizio anch’io ero perplessa, ora mi accorgo di aver imparato molto».
Negli studi di Markette le quattro Four China sono l’apologia della Cina anzi dell’Oriente enfatizzato dall’immaginario globale e tra loro, scelte per caso sull’onda della prima copertina «cinese» di Playboy, c’è una sintonia che lascia senza fiato, sembra forzata eppure no. Sul palco, ora che ci sono arrivate dal vivo, si muovono come se nulla fosse. «Certe scene - dice Magali Sounier - prevedono una complicità che non si può certo improvvisare». Forse perché, aggiunge Lyubov Malyakova, «non c’è nulla di volgare» e infatti a Carlene Ko piaceva l’idea «di queste quattro orientali lesbo chic, per me non era solo una questione di visibilità». Più che altro, ora sono un fenomeno e sta a vedere che, come spiega un sorridente Chiambretti, «magari a fine programma inizieranno a vivere di vita propria».