La Cineteca riscopre Decoin: «Mio padre, che narratore»

Lo scrittore Didier ricorda in un libro i film di papà Henri, oggi rivalutato»

Maurizio Cabona

da Lione

Bertrand Tavernier riscrive la storia del cinema francese. Con Laissez-passer (2001) mostrava l'importanza della Continental - la casa di produzione nata nel 1940 e diretta dal tedesco Alfred Greven. Fra i personaggi che aleggiavano, senza apparire, in Laissez-passer c'era Henri-Georges Clouzot, ma mancava Henri Decoin. Ora però Tavernier ne ha proposto una retrospettiva alla Cineteca di Lione che preside e che Thiérry Frémaux dirige: include tre degli otto film di Decoin con la seconda moglie, Danielle Darrieux, cioè Ritorno all'alba (1938), Piccola ladra (1940) e La follia di Roberta Donge (1951), tratto da un romanzo di Georges Simenon e interpretato anche da Jean Gabin. Gli altri titoli erano Gioventù traviata (1942), Non coupable (1947), tratto ancora da Simenon; Les amants du Pont Saint-Jean (1947); La grande razzia (1954); Les amoureux sont seuls au monde (1948).
Nell'occasione, Didier Decoin - figlio della terza moglie (su quattro) di Henri - ha presentato Decoin par Decoin. Le roman de mon père (Stock).
Premio Goncourt per John Inferno (Rizzoli), lei come ha cominciato a scrivere, signor Decoin?
«Mio padre mi portava fin da piccolo nei teatri di posa dove girava. Lì ho imparato a raccontare storie».
Suo padre le viveva?
«Sì, e non solo lui. Nei sei mesi della preparazione e lavorazione, la famiglia era coinvolta nel tipo di storia che lui raccontava».
Esempi?
«C'erano dei banditi? E lui ci portava in giro con una Citroën traction-avant, auto cara alla malavita. C'era un re? A casa si banchettava come a corte!».
Dunque la sua infanzia...
«... è stata come un film».
Nel senso che suo padre dirigeva lei come dirigeva gli attori?
«No, nel senso che è stata un'infanzia divertente. Sono nato quando lui aveva cinquantacinque anni, vecchio come padre, giovane come nonno, eppure è stato un rapporto straordinario».
Lei è del 1945. Quando è andato sul primo set?
«Prima dei cinque anni. Ho mancato La follia di Roberta Donge per colpa della pertosse».
Era un noir, come Gioventù traviata e La grande razzia.
«Mio padre ne ha fatti altri, ma gli erano più congeniali le commedie».
Lei introduce il suo libro con un: «Gli ho sempre obbedito».
«Perfino quando lui fu colto dal malore e il medico disse che non sarebbe arrivato vivo all'ospedale. Papà chiese un whisky. Mamma non voleva e io... ».
... e lei glielo diede.
«Papà non solo arrivò all'ospedale, ma quella sera non morì».
Morale?
«Avevo fatto bene a obbedirgli».