Il cinico silenzio della sinistra su padre Bossi

Volete sapere cos’è una egemonia culturale? Un esempio sarà meglio di cento discorsi. Ricordate il rapimento delle due Simone, della Sgrena, di Mastrogiacomo? E come potreste non ricordare, visto il battage quotidiano - che dico? - a cadenza oraria con cui i tiggì ci tenevano col fiato sospeso? Viste le prime pagine, tutti i giorni, i Porta a porta, i talkshow, le gigantografie sul Campidoglio, le dichiarazioni preoccupate dei big e dei leader, le manifestazioni e i cortei? Viste le accoglienze trionfali, in diretta, coi ministri alla scaletta dell’aereo? Riscatti miliardari, funzionari uccisi, incidenti diplomatici, nulla ci fu risparmiato. Invece, per padre Bossi, il missionario rapito dai guerriglieri islamici nelle Filippine, silenzio. Silenzio di tomba della mafia mediatica italiana. È chiaro adesso cos’è un’egemonia culturale?


Vedi, caro Cammilleri, per amor di patria mi piacerebbe sperare che il silenzio sulla vicenda di padre Giancarlo Bossi, così stridente in confronto al cancan indiavolato per le due Simone e altri sequestrati con maggiore appeal progressista, sia determinato dalla circospezione del governo (e di quella parte della società civile usa a fargli da grancassa) che combinò il guaio con Mastrogiacomo. Mi piacerebbe sperare che, imparata la lezione, l'alto loco abbia rinunciato ad affidare la sorte di padre Bossi nelle mani del Gino Strada di turno, mantenendo un motivato riserbo sulle trattative in corso. Resta però ben vivo il sospetto che sia all'alto loco, sia alla società civile che gli tiene bordone, del missionario catturato dai guerriglieri del Fronte moro-islamico filippino gliene importi assai poco. Perché, se così non fosse, un Walter Veltroni, l'inventore del sequestrometro, mica uno qualsiasi, dopo aver versato la lacrimuccia a Barbiana rendendo omaggio a don Milani, non dico un'altra lacrimuccia, ma due parole su don Bossi avrebbe potuto anche dirle. Invece niente. Zitto e mosca. Molta mosca. E Prodi? Capisco che tra fischi e fiaschi a ripetizione il pover'uomo sia un po' giù di corda, un po' groggy come si dice a bordo ring, però un accenno, una allusione, un balbettio per manifestare la propria inquietudine per la sorte di padre Bossi non è che gli sarebbe costata tutta questa fatica.
Tu, caro Cammilleri, chiami giustamente in causa l'egemonia culturale della sinistra, che si manifesta in maniera scellerata in questa occasione. A mio parere c'è qualcosa d'altro, c'è il genetico cinismo della sinistra (dissimulato, specie in Prodi e in Veltroni, da uno stucchevole buonismo). Quello che fece dire a Palmiro Togliatti, in risposta a chi gli chiedeva di intercedere presso Stalin a favore dei prigionieri italiani in Russia: «Se un buon numero di prigionieri morirà in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente nulla da dire. Anzi, il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini e soprattutto la spedizione contro la Russia si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, il più efficace degli antidoti».