Cinismo, l’altro virus

Lunedì sera, ore 19 circa, abitazione di Milano, giornalista seduto alla scrivania con accanto una colf romena che passa lo straccio. Lei: «C’è tutta questa cosa di aviaria». Lui, chino alla tastiera: «Eh già». Lei: «Tutti spaventati di mangiare pollo». Lui: «Eh sì». Pausa. Lei continua a passare lo straccio. Poi dice: «C’è zona di mio paese che si chiama Cetate con tutti medici con tute bianche, zona di aviaria, come si dice...». Lui: «Epicentro». Lei: «No». Lui: «Focolaio». Lei: «Ecco, a Cetate c’è zona di focolaio che è tutta campagna, tanti che cresce i suoi volatili, i suoi polli, in parte per mangiare loro e in parte per vendere, piccole farm, come si dice?». Lui «Fattorie». Lei: «Governo ha detto: state attenti, non mangiate galline, date a noi che bruciamo. E pagano 6 euro per gallina. Tutti spaventati, tutti che bruciano galline, vive o morte». Lui: «Massì, c’è la sindrome, una cosa assurda». Lei: «Ma in Romania ci sono tanti zingari che non gliene frega niente. Loro ridono, non come Italia, non pensano che mangiano gallina e muoiono, pensano che è follia. Ho letto su quotidiano online di Bucarest, Libertatea, che 102 zingari hanno comprato da una signora anziana, che non sapeva niente, tante galline che dovevano bruciarle. E hanno mangiato tutte». Lui: «E stanno tutti benissimo». Lei: «E sono tutti e 102 in ospedale».