«Cinquanta imprenditori pronti a salvare l’aeroporto lombardo»

«Credo non ci si renda conto di quanto stia montando la protesta. Impregilo vuole trasferirsi a Londra»

da Milano

«Ho appena incontrato, con il presidente Formigoni, una cinquantina di imprenditori decisi a impegnarsi per evitare i danni che deriverebbero alle loro aziende dal ridimensionamento dell’attività di Alitalia a Malpensa. Credo che non ci si renda conto di quanto stia montando la protesta. Impregilo ha annunciato che potrebbe trasferire la sede a Londra». Raffaele Cattaneo, assessore ai Trasporti della Regione Lombardia, è furibondo. «Ho letto il piano di Alitalia e sono impressionato dalle falsità che contiene».
Quali?
«Dice che il 62% del traffico milanese e il 92% di quello del Nord non sceglie Malpensa. Non è vero: l’81% dei passeggeri intercontinentali del Nord, sceglie Malpensa; il 43% di quelli che partono da un altro hub (2 milioni su 4,6) sceglie Malpensa. In altre parole: se ci fosse un volo diretto, partirebbero da lì. Se Alitalia non è capace di intercettare il mercato, non può dare la colpa al mercato: è colpa del suo prodotto. A differenza di Alitalia, io cito la fonte: il Cert dell’università Bocconi su dati Enac».
Altre incongruenze?
«Finora Alitalia ha ripetuto che Malpensa è al centro di un bacino di traffico terzo in Europa dopo Londra e Parigi. Oggi dice che la domanda locale di Roma è superiore: è una menzogna!».
Alitalia dichiara che la connettività internazionale migliora
«Falso. Ammesso che sia vero che il tempo di connessione a Fiumicino venga ridotto, il passeggero che parte da Torino per andare a Buenos Aires impiega almeno tre ore di più».
Adesso che la compagnia si avvia a rivoluzionare il network, la moratoria è sempre attuale?
«Stanno cercando di metterci di fronte al fatto compiuto. Per la moratoria ci sono ancora le condizioni politiche e tecniche: gli slot non sono stati riassegnati e il governo è ancora in condizioni di chiudere un accordo con le istituzioni lombarde. Le alleanze che si sono create su questo tema sono trasversali: non è una battaglia di campanile».
La moratoria presuppone che il mantenimento dei voli Alitalia a Malpensa venga in qualche modo sovvenzionato. Non si tratterebbe di aiuti di Stato?
«Non bisogna essere ingenui. Per esempio, si può tenere il prezzo di vendita più basso. Sottolineo: la moratoria è l’unica via d’uscita anche per il governo. S’immagina, sotto elezioni, tutte le pressioni a cui sarebbe sottoposto il ministro dell’Economia prima di firmare la cessione a Air France?».
Il rischio per Alitalia, però, è di portare i libri in tribunale.
«Noi la soluzione gliela stiamo offrendo su un piatto d’argento: non dicano poi che è colpa della “Lombardia cattiva”. Devono assumersi le responsabilità delle loro scelte, e se scappa Air France è importante che ci sia un’alternativa».
C’è un partito del fallimento?
«Interessa sicuramente a molti. Noi non lo vogliamo: ma non intendiamo far fallire Malpensa e l’economia del Nord. Alitalia perde a Malpensa 200 milioni all’anno? Il Nord ne perderebbe dieci volte di più».
Alitalia dice che ora i collegamenti europei da Malpensa risponderanno meglio alle esigenze del traffico business.
«È vero, partiranno prima al mattino. Esempio: Strasburgo o Dusseldorf. Ma il ritorno è previsto a metà pomeriggio. Ma quale uomo d’affari ha interesse a rientrare tra le 16 e le 17?».