Cinquanta letti per i clochard. Vuoti

Morire di freddo a Milano. Soli, senza riparo, ben consapevoli che i quattro cartoni umidi recuperati in qualche discount non bastano a ripararsi dal gelo polare. È capitato, ancora una volta, nel silenzio del parcheggio di un supermercato in via Farini. Ieri mattina i vigili hanno trovato un clochard di 47 anni a terra immobile, agonizzante. Inutile l’intervento dell’ambulanza, arrivata quando l’uomo era già in arresto cardiaco. L’immigrato, originario dello Sri Lanka, ha trascorso la notte sotto una tettoia, sdraiato sulle grate, in cerca di qualche grado in più. In tasca aveva il tesserino dell’Opera San Francesco, l’onlus dei Frati cappuccini che offre assistenza ai poveri. Solo pochi giorni fa una donna senza fissa dimora, con seri problemi di alcool, era stata trovata morta vicino ai giardini Montanelli in porta Venezia. Uccisa dal freddo.
Eppure le strutture per accogliere i clochard non mancano. I letti ci sono per tutti. Volendo. Quest’anno sono stati messi a disposizione 1.500 posti letto per dare un rifugio caldo a chi vive per strada e non ce la fa a sopportare la neve e le temperature rigide di queste notti. Ma in tanti rifiutano gli aiuti. Tant’è vero che ci sono oltre 50 posti ancora liberi: 20 per le donne e 35 per gli uomini. E nessuno li usa. Anzi, tanti clochard, quelli irriducibili, quando vengono avvicinati dai volontari, dicono chiaro e tondo che vogliono stare per i fatti loro, che non vogliono aiuti da nessuno, che non hanno bisogno di niente. Ma, nelle notti più fredde, se non altro accettano una tazza di thé caldo e un sacco a pelo. «Negli ultimi giorni - racconta l’assessore ai Servizi sociali Mariolina Moioli - siamo riusciti a levare dalla strada quattro clochard. Ci è sembrato di vincere al Superenalotto. È un’impresa convincerli ad accettare il nostro aiuto e spesso si rifiutano di trascorrere anche solo una notte nei centri di accoglienza. Bisogna avere molta pazienza e instaurare un rapporto di fiducia, giorno dopo giorno».
I volontari del Comune e delle associazioni benefiche conoscono quasi tutti i senzatetto di Milano, sanno i loro nomi e dove vanno a ripararsi. E per questo, di notte, sette unità mobili fanno la ronda e vanno a distribuire bevande calde, cibo e coperte. Tuttavia non sempre è sufficiente. Per questo Mario Furlan, fondatore dei volontari di strada City Angels, lancia la sua richiesta: introdurre il ricovero coatto nei centri di accoglienza per i clochard incapaci di intendere e di volere. «Se qualcuno chiede di rimanere per la strada con queste condizioni atmosferiche - spiega la guida dei baschetti blu - deve essere libero di farlo. Ma se la persona non è in grado di ragionare a causa del consumo di alcool o droga, o è malata di mente, allora le cose cambiano. Deve essere possibile il ricovero in modo forzato, con un trattamento sanitario obbligatorio».
I City Angels raccontano la loro esperienza e dicono di aver conosciuto tanti barboni ubriachi che, ostinatissimi, rifiutavano gli aiuti. Poi però, una volta al caldo, ringraziavano per averli salvati dall’assideramento. I volontari cercano anche di far capire ai clandestini che non vengono espulsi se accettano aiuto.