Cinquant'anni fa moriva Jung, allievo e poi avversario del padre della psicanalisi

Discepolo prediletto di Sigmund Freud dal 1906, lo studioso svizzero iniziò a contestare il maestro nel 1909 quando questi rifiuto di farsi analizzare. In seguito la rottura divenne totale anche sul piano teorico. Alla fine della vita si interessò di problemi paranormali e persino degli Ufo. Morì il 6 giugno 1961 a Zurigo

Da più devoto allievo ad accanito contestatore in appena sei anni, duro poco il rapporto tra il giovane Carl Gustv Jung e il maestro Sigmund Freud. Con cui condivise una vita piena di soddisfazioni professionali, ma anche molto lunga: 83 anni il grande viennese, 86 il suo discepolo, morto il 6 giugno 1961.
Jung era nato nel 1875 a Kesswil, piccolo comune svizzero del Canton Turgovia sul lago di Costanza, ma ben presto si trasferì con la famiglia nella vicina Sciaffusa. A 20 anni andò a vivere a Basilea per potersi iscrivere alla facoltà di medicina. Dopo la laurea nel 1900 con la tesi «Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti», una trattazione sui fenomeni medianici della cugina, Hélène Preiswerk detta «Helly», cominciò a lavorare all'istituto psichiatrico di Zurigo, il «Burghölzli», diretto da Eugen Bleuler. Nel 1905 fu promosso ai vertici del Burgholzli e divenne libero docente all'Università di Zurigo, dove rimase fino al 1913.
Nel 1906 aderì alla psicoanalisi e iniziò la corrispondenza con Freud, che incontrò personalmente per la prima volta a Vienna nel 1907. In seguito lo incontrò nuovamente in Svizzera a Zurigo, dove scrissero un libro assieme. Nel 1909 si ebbero però le prime avvisaglie della separazione che in seguito sarà all'origine dell'articolarsi dei due principali orientamenti storici della psicoanalisi, sia come terapia sia come via per la conoscenza della psiche. Quell'anno infatti la Clark University invitò entrambi a tenere un ciclo di conferenze negli Stati Uniti. Durante il viaggio in nave i due analizzarono reciprocamente i loro rispettivi sogni. Freud però manifestò, a detta di Jung, una certa reticenza su alcuni particolari della sua vita privata che invece sarebbero serviti a Jung per una più attenta interpretazione. Ad aggravare questa situazione fu il fatto che Freud su questo punto fu molto chiaro: il motivo della sua reticenza era che non poteva permettersi la libertà di mettere a repentaglio la sua autorità.
In seguito molte cose divideranno i due grandi pensatori fino alla pubblicazione nel 1912 di «La libido: simboli e trasformazioni». In questo libro egli esponeva il suo orientamento, ampliando la ricerca analitica dalla storia personale del singolo alla storia della collettività umana. L'inconscio non è più solo quello individuale, prodotto dalla rimozione, ma nell'individuo esiste anche un inconscio collettivo. Ormai non era più l'allievo di Freud, ma diventato lui stesso capo di una nuova scuola psicanalitica. L'aspetto centrale delle differenze teoriche risiedeva in un diverso modo di concepire la libido: la sessualità passa da costrutto «unico e centrale» della teoria freudiana a «importante ma non esclusivo» della visione junghiana.
Jung si interessò anche di paranormale, era infatti convinto di essere un sensitivo. Nel corso della sua vita ebbe diverse premonizioni e una sorta di visione nel 1913 che annunciava la rovina dell'Europa: la prima guerra mondiale. Sosteneva che i fenomeni paranormali fossero segnali dell'inconscio collettivo, come i sogni sono spie dell'inconscio individuale. A partire dagli anni quaranta, si occupò anche degli Ufo, gli «oggetti volanti non identificati» e nel 1958, pubblicò un saggio dal titolo «Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo». Jung considera con distacco e una certa ironia l'esistenza degli Ufo, sebbene nell'ultima parte del suo saggio egli sembri disposto a dare maggior credito alla loro effettiva realtà, per introdurre cautamente l'ipotesi che esista una sincronicità tra inconscio e fenomeno reale. Morirà tre anni dopo, il 6 giugno 1961, dopo una breve malattia, nella sua casa di Bollingen sul lago di Zurigo, per sua volontà mai dotata di elettricità e acqua corrente.