Cinque anni fa moriva Francesca Vacca Agusta. Da villa Altachiara alla scomparsa di Tirso, sulla vicenda regna ancora il mistero fra liti e rancori Tutti i gialli lasciati in eredità dalla contessa

Maurizio Raggio, l’amore di una vita</B> Oggi tutti dicono che le erano amici ma fra qualche anno sarà nel dimenticatoio. Io non ho bisogno dell’8 gennaio per ricordarla, mi viene in mente di continuo. Vivo a villa Altachiara da 20 anni e non la venderò

Paola Setti

Cinque anni dopo è tutto come allora. Là dove il tempo non ha lenito le ferite ma ha trasformato i veleni in rancori, ancora ci si trascina su una via che sta sempre a metà fra le riviste di gossip e le aule di Tribunale. Oggi, cinque anni fa, moriva Francesca Vacca Agusta. Fu una disgrazia, sentenziò la Procura di Chiavari un anno e mezzo dopo. Uscì in pigiama e in ciabatte sotto la pioggia per nascondersi, lo faceva spesso per attirare l’attenzione. Scavalcò il muretto a picco sul mare del giardino Villa Altachiara, ma al posto del terrapieno trovò foglie secche e marce e scivolò giù per sempre. Il mare di Portofino la inghiottì, restituendola solo due settimane dopo a Cap Benat, Costa Azzurra. In casa con lei quella sera c’erano l’amico messicano Tirso Chazaro e l’amica del cuore Susanna Torretta. Alle tre del mattino arrivò anche il fratello, Domenico Vacca Graffagni. Il giorno dopo Maurizio Raggio, il grande amore di Francesca. Da allora non c’è quiete. Prima le accuse su chi e come avrebbe dovuto occuparsi di più e meglio di quella donna tanto vitale quanto fragile. Poi le snervanti liti per l’eredità e le denunce reciproche, con un altro uomo chiave della vicenda, quel Federico Solimena il notaio custode dei ben cinque testamenti della contessa. Cinque anni dopo, come in ogni romanzo che si rispetti, c’è un nuovo giallo e non può che riguardare la splendida e misteriosa villa Altachiara: i bene informati la danno in vendita ma Maurizio Raggio nega con forza. E allora è da Portofino che bisogna partire.
Villa Altachiara. Vale 32 milioni di euro o su di lì. La amministra un trust americano, che ha il mandato di gestire i beni dell’eredità, 8 milioni di euro circa, e dare garanzie ai creditori della vicenda. Ne è proprietaria la società milanese Dmc, che fino a tre anni fa faceva capo a Maurizio Raggio per il 40 per cento e a Tirso Chazaro per il 60. Fino a tre anni fa, sì, perché, svela oggi Raggio: «Tirso da allora si è tolto da tutto e nessuno l’ha più visto». Dicono che sia in vendita, la villa, aggiungono che si sia fatto avanti per comprarla anche uno stilista italiano. Raggio, che ci abita con la moglie Rocio e il figlio Aronne, smentisce: «Pettegolezzi. Nessuno si è mai fatto avanti perché tutti sanno che non è in vendita». Lui, quest’anno sono 20 anni che ci abita. «È impegnativo gestirla, sì, ma fa piacere occuparsi delle cose belle».
Maurizio Raggio. È a Miami in vacanza, ma oggi come l’8 gennaio di ogni anno farà dire una messa nella cappella di Portofino. Nella sua voce c’è amarezza: «Oggi tutti le volevano bene. Ma vedrà fra qualche anno, quando finirà nel dimenticatoio. Io non ho bisogno dell’8 gennaio per ricordarla. Mi viene in mente ogni volta che sposto un soprammobile o che ascolto una canzone. Il tempo ha smorzato i ricordi spiacevoli e mi ha lasciato quelli belli». Lui, racconta, seppe subito che si era trattato di una disgrazia: «Quando mi avvertirono corsi qui. Per due giorni rimasi muto ad ascoltare e osservare. L’inchiesta a 360 gradi fu doverosa, ma non mi servì, perché dopo 48 ore ero già certo che era stato un incidente».
Tirso Chàzaro Roncado. S’è dato alla macchia, dice chi non lo ha mai amato come Raggio e Torretta. L’ultima notizia sul suo conto è del 28 ottobre 2005 e la pubblicò Novella 2000: l’ultimo compagno della contessa ha sposato Vanessa, 30 anni e di un trentennio più giovane di lui, che gestisce un hotel in Messico. La cerimonia è avvenuta in giugno, in gran segreto in un albergo di Houston, Texas. Tirso è anche diventato padre di una bambina e a Novella ha dichiarato: «Sono felice, ho ritrovato la serenità».
Susanna Torretta. La si è vista su quasi tutti gli schermi televisivi, liguri e nazionali. Ammette la stranezza ma pensa positivo: «Sono salita alla ribalta per un fatto di cronaca. In Tv è facile entrare, ora lotto per restarci». Dopo l’esperienza sull’Isola dei famosi ha quasi in tasca una conduzione televisiva, il suo sogno. Dell’amica del cuore dice che «mi ha insegnato a sapere sempre chi ho di fronte. Era fragile ma non raggirabile e sapeva benissimo chi aveva intorno». Lei salva solo Raggio: «Lo rivedo sempre con piacere». Sugli altri è velenosa. Del resto: «Io posso dirlo, perché nei testamenti non fui neppure nominata». Così. Tito?: «Ho sempre saputo che non ci si poteva fare affidamento ma non avrei pensato che avrebbe agito in modo tanto interessato». Domenico? «Dovrebbe andare a lavorare, invece di rivendicare l’eredità. Non ha diritto a nulla, se Francesca decise così avrà avuto le sue buone ragioni. La prima cosa che fece quando arrivò alla villa, alle tre del mattino quando ancora non si sapeva nulla delle sorti di Francesca, fu litigare con Tito per le chiavi della cassaforte».
Domenico Vacca Graffagni. Negli ultimi due anni ha chiesto per due volte, a settembre 2004 e a novembre 2005, il sequestro della villa. Ma il Tribunale di Chiavari ha stabilito che il suo credito non è esigibile anche se c’è una scrittura privata sottoscritta da Tirso. «È stata l’unica volta che Tirso ha avuto ragione in questa storia: quell’accordo era scritto sulla carta del formaggio» ironizza Raggio. L’azione giudiziaria era stata promossa da Domenico Vacca Graffagni e dai suoi due figli per vedere soddisfatto un accordo sottoscritto poco dopo la morte della contessa con il messicano Chazaro ma mai onorato da quest’ultimo. Secondo il documento presentato in tribunale dal fratello della contessa il 60 per cento dell’eredità sarebbe dovuta andare ai familiari di Francesca e il resto a Tirso. Ma per il tribunale di Chiavari l’accordo non ha valore legale.
Federico Solimena. Detto «Ricky», è il solo che vive giorni felici. L’ultimo testamento della contessa nominava Tirso erede universale. Uno dei quattro precedenti divideva l’eredità a metà fra i due compagni di vita. All’urlo di «mi hanno costretto a firmare», Tirso denunciò di aver ricevuto pressioni da Solimena e da Raggio per la firma dell’accordo con il quale i due eredi dichiaravano di ritenere valido solo il testamento del ’98, che spartiva al 50 per cento i beni. Raggio e Solimena querelarono Tirso ma intanto vennero indagati per truffa e falso, con tanto di scomodissime intercettazioni pubblicate dal Giornale sull’eventualità di utilizzare un foglio in bianco firmato dalla contessa per favorire Raggio. Il 28 febbraio 2003 però il Tribunale di Chiavari ha archiviato perché «sul piano strettamente giuridico e sulla base delle risultanze acquisite non si registrano violazioni alla normativa vigente dovendosi comunque prescindere dalle intenzioni non realizzate dei soggetti». Ma la storia continua.