Cinque anni per fare una camomilla

Finalmente qualcuno che lo scrive, nero su bianco. Sei paginette, mica un saggio o un pamphlet. E però pesantissime. Per dire che il centrodestra culturalmente è stato un fiasco. «Cinque anni abbondantemente sprecati». Lo scrive sulla rivista Ideazione Giovanni Orsina, docente di Storia contemporanea alla Luiss, direttore scientifico della Fondazione Luigi Einaudi, firma nota ai lettori del Giornale che lo leggono su queste pagine. L’analisi di Orsina è la fine di un discorso tante volte abbozzato, ma mai portato alle estreme conseguenze come lui fa adesso. Secondo Orsina «le difficoltà che lo schieramento di centrodestra italiano incontra ogniqualvolta tenta di muoversi sul terreno della cultura non sono generate da vera e propria debolezza culturale». Ossia non derivano da mancanza di idee, ma da carenza di pecunia. Per propagandare la propria mercanzia ideologica c’è bisogno di una «potenza di fuoco» che costa: fondazioni, case editrici, riviste, siti internet. Poi, dice Orsina, «la cultura non serve a molto se manca una classe politica capace di farne uso». E qui l’analisi è impietosa: «Si crea un circolo vizioso per il quale il centrodestra perde le elezioni amministrative per scarsa presentabilità dei propri candidati, e di conseguenza si trova nell’impossibilità di utilizzare le amministrazioni locali come luogo di formazione di una classe politica maggiormente presentabile». Poi è mancata la capacità di fare campagna acquisti in campo avverso, attrarre intellettuali in aree di prossimità ideologica o di interesse. «In cinque anni, il centrodestra mi pare sia riuscito a perdere intelligenze più che a guadagnarne».
Unica eccezione in tale desolante panorama è il Foglio di Giuliano Ferrara, che è riuscito (forse perché ha imparato nel Pci a fare politica culturale?) a diventare un polo di attrazione per firme di convinzioni politiche differenti pur coniugando «magistralmente il rigore ideologico con la qualità intellettuale».
Ebbé, che c’è di nuovo direte voi. Orsina ha scoperto l’acqua calda. Vero, però quando l’acqua bolle se vuoi fare il té, ci devi mettere la bustina. Invece, qui, all’orizzonte si vedono solo infusi di karkadè e qualche camomilla.
caterina.soffici@ilgiornale.it