Cinque colossi bancari chiedono soldi a Bernanke

La mossa di Citigroup, BoA, JP Morgan, Deutsche Bank e Wachovia tesa a rimuovere i pregiudizi sui prestiti a sconto

da Milano

L’invito era stato rivolto da Ben Bernanke al sistema bancario venerdì scorso, quando la Federal Reserve era intervenuta a sorpresa con il taglio di mezzo punto del tasso di sconto nel tentativo di riportare alla normalità le condizioni sul mercato del credito. Un invito che colossi del calibro di Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank, Jp Morgan Chase e Wachovia Corp non hanno lasciato cadere nel vuoto. I cinque gruppi hanno infatti preso a prestito 2 miliardi di dollari dalla Fed, con l’intento - non dichiarato ma implicito - di restituire fiducia al mercato.
La richiesta di denaro direttamente alla banca centrale, la cosiddetta discount window, è infatti da sempre considerata un indice di debolezza, di difficoltà nel reperire fondi. In sostanza, di problemi finanziari. Non a caso la mossa di Bernanke, come scrive il Wall Street Journal, era tesa a «rimuovere lo stigma (ovvero il pregiudizio, ndr) legato all’utilizzazione della discount window». Gli istituti che si sono rivolti alla Fed (e tra questi, Bank of America ha messo a disposizione ieri 2 miliardi di dollari a Countrywide, la società Usa specializzata in mutui) hanno infatti chiarito che avrebbero potuto facilmente accedere ad altre fonti di finanziamento più convenienti, con ciò sottolineando il valore simbolico e psicologico della decisione. Spiega Robert Albertson, capo stratega di Sandler O’Neill di New York: «Se una banca ha bisogno di ottenere un prestito ricorrendo alla discount window e qualcuna pensa che ci sia uno stigma legato alla sua utilizzazione, la replica della banca può essere: “Lo ha fatto anche Citigroup”».
È intanto possibile stimare in 400 miliardi di euro la consistenza degli interventi effettuati finora dalle banche centrali, soprattutto da quella europea (altri 40 miliardi di euro ieri) e statunitense (17,25 miliardi di dollari), per arginare la crisi innescata dai subprime, poi propagatasi alle Borse. A due settimane di distanza dalla prima manovra di stabilizzazione dei mercati finanziari, il maggior sforzo è stato compiuto dalla Bce (302 miliardi) rispetto alla Fed (circa 90 miliardi). L’ennesima operazione di rifinanziamento decisa da Bernanke ha ieri indutto alla cautela i listini: i robusti rialzi messi a segno dall’Europa in mattinata si sono via via ridotti, con chiusure frazionali (a Milano il Mibtel è salito dello 0,3%), mentre Wall Street è stata condizionata dalle parole dell’ad di Countrywide, Angelo Mozilo, secondo il quale l’economia Usa sta per essere trascinata in recessione dalla crisi del mercato immobiliare.