Cinque commissari per la Figc

Azzerati i vertici, martedì l’elezione. In salita le quotazioni di Masi, in lizza anche Monorchio, Monti, Capaldo e Manzella

da Roma

Commissariamento. La minaccia che aleggiava da giorni sulla Federcalcio diventerà realtà. La situazione è sempre più grave dopo che anche tre esponenti federali (il presidente Carraro e il vicepresidente Mazzini, già dimessisi dalle loro cariche, e il segretario Ghirelli) sono finiti nel registro degli indagati. Decisivo l’incontro di ieri pomeriggio tra il presidente del Coni Petrucci e il vicepresidente vicario della Figc - e attuale reggente - Abete. Un’ora di colloquio per definire tempi e modalità del commissariamento: martedì 16 sarà la Giunta esecutiva del massimo ente sportivo italiano, la cui riunione è stata anticipata di un giorno, a decidere a chi affidare la crisi della Federcalcio. Di conseguenza è stato annullato il Consiglio federale previsto nello stesso giorno.
Il totonomine entra così nel vivo. Unione e Cdl concordano: occorre puntare su candidature tecniche e manageriali, ovvero su personalità che possano mettere in gioco il peso della propria esperienza. Quel che è certo è che il commissario sarà una figura istituzionale di alto profilo morale e che non abbia relazioni con lo sport. Per questo motivo dovrà probabilmente essere affiancato da subcommissari: un «vice» che si occupi delle questioni finanziarie, dalla Borsa, con tre società quotate (Roma, Lazio e Juventus, tra l’altro a rischio sospensione) a tutto il movimento di denaro che riguarda il calcio (diritti tv, concorsi, scommesse); un altro «vice» che si occupi separatamente dell’Associazione arbitri e di tutte le questioni più propriamente tecnico-sportive: il vicepresidente vicario Abete potrebbe essere il nome giusto, tanto più che sarà capodelegazione ai Mondiali.
Il presidente Petrucci ha già avviato dei contatti telefonici, ma il fine settimana non gioca a suo favore. Facile quindi che il candidato più accreditato esca fuori non prima di domani. La rosa dei nomi è ampia: tramontata sul nascere l’ipotesi Letta proposta da Prodi, l’ex segretario generale della presidenza della Repubblica Gifuni e il penalista Coppi non sono più proponibili per la loro indisponibilità. Ieri ha fatto dei passi avanti la candidatura di Mauro Masi, attuale segretario generale alla presidenza del Consiglio, che anni fa con il governo D’Alema era stato nominato Commissario straordinario della Siae in un momento delicato di questo organismo e che in 4 anni riuscì risanare la società portandola in attivo. Masi, che vanta anche una lunga esperienza alla Banca d’Italia, si è tra l’altro impegnato attivamente collaborando alla candidatura italiana per gli Europei del 2012.
Ancora in auge il nome dell’ex ragioniere dello Stato Andrea Monorchio e dell’ex commissario Ue Mario Monti, ma spunta anche la voce di Pellegrino Capaldo, l’economista che nel 1992 diede vita alla Banca di Roma, guidando la fusione fra Banco di Santo Spirito e Banco di Roma. Inoltre si parla del costituzionalista e professore universitario Andrea Manzella, eletto al Senato in Emilia Romagna (per lui è la seconda legislatura). Manzella fu vicecommissario della Figc (con Carraro commissario) nel 1986 e poi commissario l’anno successivo, ma è stato anche presidente della Corte federale, carica dalla quale nel 1999 si dimise dopo aver riformato lo statuto della Federcalcio. Infine il fiscalista Victor Uckmar, già presidente della Covisoc - l’organo di controllo dei bilanci delle società - ma che dopo essere stato «allontanato» dal mondo del calcio non avrebbe intenzione di lasciare il suo studio ben avviato e famoso anche a livello internazionale.