Cinque jazzisti: ecco la nostra etichetta «creativa»

C’è ancora spazio nel nostro territorio per le produzioni di jazz anche in tempi di crisi? Basta crederci: o meglio, chi fa da sè fa per tre sembra essere la ricetta di cinque amici, accomunati dalla stessa passione a tentare l'avventura di creare una nuova etichetta discografica, in un settore tradizionalmente di nicchia ed in un momento di scarsissima ricettività del mercato. Si intitola «Nfr» (No Flight Records) la nuova etichetta creata dai cinque musicisti di una band di San Donato Milanese che, stufi di essere ostaggio delle logiche di mercato, hanno deciso di autoprodursi. Il gruppo è formato da Biagio Coppa, Giuseppe Fiorito, Diego Allieri, Ciccio Cosenza e Roberto Fiore. Tanto entusiasmo ma anche consapevolezza delle difficoltà: la prima, quella di trovare artisti da pubblicare e di far conoscere i loro lavori. «Finora abbiamo fatto tre dischi ed un quarto uscirà a breve - dice Fiorito, pugliese e appassionato di viaggi - Siamo molto soddisfatti della qualità della musica prodotta; sono opere interessanti di artisti che meritano di essere conosciuti, non dico dal vasto pubblico, ma almeno dagli appassionati del genere». Già, ma quale genere? La domanda è d’obbligo visto che i cinque da anni seguono un progetto originale, quello di un’orchestra dove la performance e l’improvvisazione sono il cardine fondamentale. «Il concetto di creatività è una discriminante importante, e sicuramente non esclusiva del jazz». I titoli finora pubblicati sono un live del C.O.D. trio intitolato «Mingus Reform School», e come suggerito dal titolo propone una lettura assolutamente moderna di alcuni standard del noto contrabbassista e compositore. Il secondo disco, «Sweet Wind», è di un quartetto italo-norvegese capitanato dal chitarrista Rino Arbore che è anche autore di tutti i brani: un modo di fare ricerca basato soprattutto sul colore musicale e la non convenzionalità delle strutture. Il terzo è del sassofonista Biagio Coppa che l'ha registrato a New York con un gruppo formidabile di artisti operanti in quello straordinario laboratorio musicale che è oggi la Grande Mela; il titolo è «Antagonisti Androgeni» e «si tratta anche qui di composizioni originali che formano una suite molto coinvolgente il cui perno è il concetto di improvvisazione organica».