Cinque tazze di quello verde allungano la vita: c’è la prova

Una monumentale ricerca giapponese durata 11 anni conferma la sua efficacia, soprattutto per le donne. Il segreto? Gli antiossidanti

da Tokio

Il tè verde come elisir di lunga vita? La questione da anni divide gli esperti ma dal Giappone arriva il più vasto studio sull’argomento e il verdetto è inequivocabile: il tè fa vivere più a lungo. È quanto suggerisce la ricerca di Shinichi Kuriyama, della Tohoku university school of public policy, Sendai, in Giappone, che dimostra come l'elevato consumo di tè verde, cinque tazze al dì, sia associato a una riduzione considerevole del rischio di morte per tutte le cause, con mortalità ridotta dal 16 al 31 per cento.
A essere protette dall'antica bevanda, molto consumata in Giappone dove si è svolto lo studio, sarebbero soprattutto le donne, è spiegato sul Journal of american medical association, e soprattutto la salute del cuore si fa scudo del tè verde.
Il tè è la bevanda più bevuta al mondo dopo l'acqua e, globalmente, se ne producono tre miliardi di chilogrammi ogni anno. L'interesse scientifico che gravita intorno a questa bevanda è altrettanto elevato in quanto, data la vastità di consumi, un effetto anche minimo del consumo di tè sulla salute umana potrebbe avere, dicono gli epidemiologi del Sol levante, ricadute enormi in termini di salute pubblica.
Poichè contiene antiossidanti, ed in particolare quello verde che è ricco di polifenoli, il tè in questi ultimi anni è stato oggetto di numerosi studi soprattutto su animali, in cui se ne dimostravano gli effetti protettivi contro malattie cardiovascolari e cancro. Ma analoghi risultati per l'uomo non erano ancora arrivati.
Per dare una risposta definitiva gli epidemiologi di Sendai hanno dunque intrapreso uno studio dalle dimensioni titaniche: partita nel 1994, l'indagine ha incluso 40.530 adulti tra i 40 ed i 79 anni. Tutti i partecipanti, sani al momento dell'arruolamento nello studio, provenivano dal Nord-Est del Giappone, la regione dove si consuma più tè verde (otto individui su dieci ne consumano). La salute dei volontari è stata monitorata per molti anni: 11 anni (1995-2005) tenendo conto complessivamente di tutte le possibili cause di morte, fino a 7 anni (1995-2001) per causa specifica di morte.
Nel corso degli 11 anni di follow-up 4.209 partecipanti sono deceduti, mentre nei primi sette anni di follow-up, si sono contati 892 decessi per malattie cardiovascolari, 1.134 per cancro.
Incrociando i dati del tasso di mortalità generale e causa-specifico con quelli del consumo di tè verde, è emersa lampante la relazione tra i primi e i secondi: maggiore era il consumo di tè verde, minore il rischio di morte.
In particolare nel corso degli 11 anni di monitoraggio il rischio di morire per una qualsiasi delle cause considerate in questo studio era ridotto del 16 per cento per coloro che bevevano da cinque a più tazze al dì della bevanda rispetto a quelli che invece si limitavano a un consumo di una tazza al dì o meno.
Invece nel corso dei primi 7 anni di monitoraggio il rischio di morire per malattie cardiovascolari era ridotto del 26% per coloro che bevevano da cinque a più tazze al dì della bevanda rispetto a quelli che invece si limitavano a un consumo di una tazza al dì o meno. Infine, il rischio di morte per cancro non sembra essere influenzato dal consumo di tè verde.
Le donne sono coloro che più di tutti sembrano beneficiare del consumo di tè verde, infatti per loro il rischio di morte per malattie cardiovascolari si riduce del 31% quando il consumo di tè verde si assesta sulle 5 tazze o più al dì rispetto a quelle che, invece, si limitano a una tazza.
L'ipotesi maggiormente ventilata è che l'effetto del tè verde sia opera degli antiossidanti polifenoli di cui è ricco, hanno concluso gli autori del lavoro, ma di certo per confermare questi dati bisognerà allestire dei veri e propri studi clinici.