A cinque Tg nazionali intervistare Silvio costa 800mila euro

RomaIntervistare Berlusconi? Costa 816.460. È il totale delle multe inflitte ieri dall’Agcom ai telegiornali che gli hanno dato voce venerdì scorso. Sanzioni il cui vero scopo è colpirne cinque per educarli tutti. La commissione Servizi e prodotti dell’Agcom ieri ha bastonato Tg1 e Tg4 con la sanzione massima prevista dal regolamento (258.230 euro) e ha multato per 100mila euro Tg2, Tg5 e Studio Aperto. Il capo d’imputazione è scontato: violazione della par condicio.
La «mazzata» per i telegiornali diretti da Augusto Minzolini (al quale Berlusconi per 3 minuti e mezzo è costato 1212,35 euro al secondo) ed Emilio Fede è stata determinata dalla «recidività», essendo già incorsi meno di due settimane fa negli strali della Commissione. Alle altre tre testate anziché un richiamo è stata comminata una sanzione comunque pesante. Tant’è vero che Mediaset, condannata a pagare complessivamente 458mila euro, ha preannunciato un ricorso al Tar dichiarandosi «allibita». «L’Authority - si legge in una nota - impedisce di fatto alle televisioni di fare il proprio mestiere e diventa parte del confronto politico». Il presidente Fedele Confalonieri, a poche ore dal pronunciamento, era stato facile profeta. «La par condicio non dovrebbe neppure essere considerata, visto che la competizione elettorale è solo su una parte del Paese». Una multa? «Ricorreremo come l’ultima volta, vincendo».
Come due settimane fa l’Authority ha agito su impulso «politico». Gli esposti dei soliti Di Pietro, Zaccaria e Giulietti (cioè di quella parte che ironizzava sul silenzio post elettorale del premier) erano solo pretesti per avviare l’azione punitiva auspicata anche dal segretario Pd Bersani.
E nel corso della concitata riunione di ieri, secondo quanto si apprende, la lettura data alle 5 interviste di venerdì scorso non è stata per niente tecnica. E così i due commissari del Pd (Sortino e Lauria), l’Udc Magri e il presidente Calabrò hanno «stangato» i tg. Troppo solo l’unico esponente di area centrodestra (Martusciello) per opporsi. In serata Calabrò ha precisato che «la commissione ha fatto una valutazione non politica ma tecnica e giuridica della situazione: la violazione c’è e le sanzioni ne sono la naturale conseguenza».
È stato messo da parte però il regolamento dell’Authority e quello della Vigilanza che impongono rilevazioni su base settimanale del tempo di parola dato ai singoli esponenti politici. È stata inoltre «bypassata» l’ordinanza «bersaniana» del 10 maggio scorso che imponeva un riequilibrio tra maggioranza e opposizione ma solo per l’ultima fase della campagna elettorale. Non certo per il periodo di ballottaggio. E in ogni caso i vari telegiornali, dopo aver intervistato Berlusconi, hanno dato spazio agli avversari. Quella dei telegiornali, infine, è informazione e non comunicazione politica soggetta a regole più stringenti. Non a caso il direttore del Tg5 Mimun ha parlato di «intimidazione».
Niente da fare. È passata la linea del Pd e dell’Idv secondo cui Berlusconi avrebbe «imposto» ai telegiornali di farsi intervistare nello stesso giorno. Non è stata una libera scelta come tutti i direttori, a partire da Minzolini, hanno confermato. «È stata tutta volontà di Berlusconi che ha messo pure il logo del Pdl in bella mostra», s’è mormorato ieri nel corso della seduta. E, anche se non avessero voluto piegarsi alle direttive, il solito sit-in di dipietristi, sindacalisti e popolo viola a Viale Mazzini e la troupe di Annozero a ronzare vicino all’Agcom hanno ricordato ai commissari la linea.
La recidiva per il Tg4 e le sanzioni per Tg5 e Studio Aperto anticipano la «battaglia finale»: aprire il dossier sul conflitto di interessi e mettere definitivamente in croce Berlusconi.
Raggiungere l’obiettivo non sarà facile. La deriva «sovietica» ha spaccato l’Autorità perché i consiglieri di area centrodestra (Martusciello, Mannoni, Napoli, Savarese) hanno preso le distanze. «L’intervista al presidente del Consiglio non ha violato le regole in tema di par condicio», hanno dichiarato in una nota congiunta sottolineando che «non si possono limitare né mortificare legittime scelte editoriali agitando lo spettro di violazioni inesistenti, a maggior ragione quando questo zelo si manifesta a senso unico».
Il dossier Annozero, infatti, giace inevaso da mesi così come il passaggio delle competenze sulla par condicio dalla commissione al consiglio dell’Autorità dove centrodestra e centrosinistra sono pari. Bloccato per avere a disposizione un’arma per colpire Berlusconi. Per il tribunale di Santoro, che è un amico, tutto passa in cavalleria.