Il Cio zittisce gli atleti: ai Giochi di Pechino niente politica o sarete squalificati

Alle Olimpiadi basterà una bandiera tibetana per far scattare la punizione. La torcia passerà per Lhasa. Il presidente americano Bush: &quot;Andrò a Pechino&quot;. Anche a Buenos Aires <a href="/a.pic1?ID=254113" target="_blank"><strong>fiaccola senza pace</strong></a>: schiva un gavettone, poi si spegne da sola

L’accordo del 2001 tra Comitato olimpico e Cina era chiaro. Pechino otteneva i Giochi e in cambio s’impegnava a prestare maggior attenzione ai diritti dei propri cittadini. Ora è esattamente l’opposto. Sarà il Comitato olimpico a limitare le libertà degli atleti per compiacere Pechino. L’accordo «indecente» è già pronto e l’inossidabile presidente del Cio Jacques Rogge, reduce da una serie d’incontri con le controparti cinesi non si fa scrupoli ad ammetterlo. «La libertà d’espressione è assolutamente un diritto, ma ci sono delle piccole limitazioni... siamo un movimento di 205 nazioni, molte delle quali in conflitto e i giochi non sono il posto per assumere posizioni politiche o religiose». Le «piccole limitazioni» arriveranno fin dentro le camere da letto. Una bandiera del Tibet incautamente appesa al muro costerà l’espulsione dai Giochi. Una frase di troppo su diritti umani e politica verrà valutata ed eventualmente sanzionata dai censori del Cio. Le Olimpiadi, insomma, si allineano al modello di libertà «cinese» e il villaggio Olimpico diventa un dormitorio per atleti preferibilmente muti e senza idee. «Il villaggio - chiarisce una portavoce del Cio – è parte delle Olimpiadi e rientra sotto le stesse regole... qualsiasi cosa avvenga lì viene giudicata e interpretata per capire se sia un’iniziativa provocatoria o di propaganda». Per evitare malintesi Jacques indirizzerà ai Comitati olimpici nazionali una missiva in cui definirà le espressioni considerate propaganda o provocazione e capaci, dunque, di costare l’espulsione degli atleti. Negli accordi rientra anche la decisione di avallare il passaggio della staffetta olimpica attraverso il Tibet ignorando di fatto sia la rivolta sia la massiccia repressione in corso. «Il Comitato olimpico internazionale – ha detto Rogge - è d'accordo sul passaggio della torcia olimpica in Tibet e non è preoccupato per possibili incidenti».
La parte più sibillina delle intese riguarda le misure, annunciate dai cinesi e confermate dal Cio, per evitare nuove contestazioni alla torcia. «Il Comitato organizzatore di Pechino – riferisce la portavoce del Cio Giselle Davies - ha spiegato di aver adottato misure per garantire che in futuro qualsiasi rischio, se ve ne saranno, sia contenuto». Le nuove garanzie dovranno, però, fare i conti con le leggi dei paesi attraversati dalla torcia. Il Giappone, non a caso, ha già escluso la presenza dei 30 gorilla cinesi che hanno finora fatto da scudo alla fiaccola.
Il ministero degli Esteri di Pechino ha intanto respinto con indignazione la mozione del Congresso Usa che chiede la fine della repressione in Tibet e l’apertura di un dialogo con il Dalai Lama. Con quel documento secondo un portavoce del ministero «si è ribaltata la storia del Tibet e la realtà moderna, ferendo i sentimenti del popolo cinese». Intanto, nonostante le pressioni per il boicottaggio il presidente americano George Bush ha detto in un’intervista tv di aver intenzione di partecipare ai Giochi, aggiungendo che al riguardo il suo programma «non è cambiato».