La Ciociaria non vuole essere trasformata nella discarica d’Italia

L’aiuto offerto dal Lazio alla Campania sull’emergenza rifiuti preoccupa e fa discutere. In pochi, infatti, la pensano come il presidente del consiglio regionale Guido Milana, che trova motivo per «avere un pizzico d’orgoglio». Di più, molti di più si chiedono se la mano tesa alla regione confinante non si tradurrà in un aggravamento della precaria situazione dello smaltimento della nostra regione, da pochi giorni uscita dalla gestione commissariale di Piero Marrazzo.
Particolari timori si nutrono in Ciociaria, doce si trovano i tre termovalorizzatori di san Vittore e Colleferro. «Grazie a Scalia, Marrazzo e Bassolino l’unico progresso fatto dalla Ciociaria è quello di diventare da pattumiera del Lazio in pattumiera d’Italia», accusa il capogruppo di Forza Italia, Alfredo Pallone. «Pur dimostrando assoluta e totale solidarietà per i cittadini della Campania - dice il deputato ciociaro di Forza Italia Antonello Iannarilli - non prossimo in alcun caso accollarci la incapacità gestionale e la responsabilità politica di chi per decenni non è riuscito a trovare una soluzione al problema rifiuti. Siamo pronti a scendere in piazza per tutelare gli interessi del territorio». Di inadeguatezza degli impianti laziali parla Antonietta Brancati, presidente del gruppo Repubblicani liberali riformatori alla Regione: «San Vittore ha una sola linea e il raddoppio non è ancora terminato, Colleferro funziona a linee alterne, quindi con scarsa efficienza. Consegue che, escluse le discariche in via di esaurimento i due termovalorizzatori, possono dare uno scarso aiuto alla Campania. Sarebbe come un’aspirina data a un malato di broncopolmonite». E il sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli ha scritto al presidente Marrazzo per dichiarare la propria «contrarietà alla manifestata disponibilità da parte della Regione Lazio a ricevere negli impianti laziali i rifiuti della Campania». Anche perché, sottolinea Gabbianelli, «la temporaneità dichiarata è stata troppo spesso utilizzata dalla Regione Lazio traducendosi poi, in concreto, in uno strumento che nel tempo ha assunto la caratteristica della permanenza».
Ieri il presidente della Regione Piero Marrazzo ha ribadito come «la Regione Lazio intenda garantire un concreto sostegno alla Campania in virtù di un fondamentale principio di solidarietà tra regioni» ma ha anche precisato che «il conferimento di questi rifiuti provenienti dalla Campania - ha ripreso Marrazzo - deve rispondere, affinché possano essere bruciati nel Lazio, a precisi criteri di temporaneità, quantità e qualità. In tale contesto la discarica di Malagrotta, come le altre discariche del Lazio, non potrà in alcun modo essere interessata da questa situazione». Il portavoce Antonello Sarno ha messo molti paletti, ricordando come il Lazio possa «ricevere l’immondizia già trattata e pronta da essere utilizzata come combustibile, sempre che la Campania sia in grado di fornirla a questo stadio».
Insomma: no ai rifiuti campani nelle discariche, nì ai rifiuti campani nei termovalorizzatori. Che nel Lazio sono solo tre, in attesa che si sblocchi la costruzione del quarto termovalorizzatore che, ammette lo stesso Milana, «è l’unica questione aperta». Sì, ma dove? «Non ad Albano ma a Roma», dice Giuseppe Celli, capogruppo Sdi alla Pisana, che prospetta anche la necessità di un quinto impianto che serva Rieti e Viterbo. A questo punto l’unica piccola buona notizia è la disponibilità manifestata dal sindaco di Civitavecchia Gianni Moscherini a ospitare nel territorio un impianto sperimentale di pirolisi, una sorta di termocombustore, e discarica per il trattamento dei rifiuti. Basterà?