Da Ciot a Signorini: giovani autori su cui val la pena scommettere

Alberto Garlini ha ragione: alla narrativa del Nord Est italiano è mancato, in questi anni, l’autore di grande successo, quello da milione di copie. E intanto, a Nord Est si produce scrittura, anche fra i giovani, categoria che, in Italia, è di proverbiale scivolosità.
Mattia Signorini, padovano, che esordisce con una major l’anno scorso con Lontano da ogni cosa (Salani), ha però 28 anni, e giovane è quindi senza dubbio. Il romanzo è una specie di Jules et Jim di Truffaut ambientato fra Padova, Torino e Roma. È una storia di artisti e di amori e Signorini ci mette un’attenzione per il paesaggio non comune. È d’altronde lui stesso a spiegarlo: «Mi piaceva che l’idea della triade di personaggi si esplicitasse non solo nei protagonisti, nella parte visibile della storia, ma anche nel sottotesto o nei riferimenti geografici. La provincia è un incubatoio necessario, per generare esplosione d’idee, la grande città è il luogo dove prendono forma».
Qualcosa del genere deve pensare la Federica Sgaggio, che pubblica quest’anno con Sironi Due colonne taglio basso. Giornalista di professione, Sgaggio racconta l’omicidio di un caporedattore di quotidiano locale e le inchieste che, contro tutto e tutti, svolge un redattore d’assalto. È un giallo, ma Federica Sgaggio ci mette in mezzo una storia d’amore improbabile - quindi verosimile - e poi tanti dettagli della Verona in cui è nata, vive e lavora, dipinta con timbri d’insolita carnalità, da scrittrice già matura. Lo stesso si dirà, senza esagerare, per Come si dice addio, debutto mondadoriano della 27enne friulana Federica Manzon. Con una storia di poche pretese, la ragazza scrive un Mediterraneo di Gabriele Salvatores 17 anni dopo, che ha incontrato, fra il pubblico dei lettori, gli stessi consensi e dissensi del film poi premiato con un Oscar.
Se c’è un filo conduttore fra gli autori sopra elencati è intanto in una negazione: quella del mistilinguismo (nessuno fa uso di forme dialettali). Forte in tutti è invece la cura del dettaglio paesistico e, per altro verso, la credibilità dei dialoghi, che coinvolgono senza mai suonare artefatti. Su questa linea si muove anche il mestrino Massimiliano Nuzzolo, che aveva esordito da Sironi con L’ultimo disco dei Cure, in cui la provincia grigia era protagonista del romanzo. Nuzzolo è però un eccentrico e quest’anno è tornato in libreria con Tre metri sotto terra (Coniglio), curiosa enumerazione, in brevi prose liriche, di 193 modi di morire.
Fra gli eccentrici, altra categoria storica della letteratura a Nord Est, fa spicco per ora il 34enne friulano Giovanni Ciot, esordiente un anno e mezzo fa con Misery is a butterfly, pubblicato da Pequod. Ciot, che è professore d’italiano alle medie, s’inventa una satira quasi surreale della società dei consumi, attraverso la figura di un filosofo che vende i suoi libri in viaggio, con al seguito gli addetti al marketing. Su un talento bizzarro del genere vale la pena scommettere.