Cipputi abbandona la sinistra e vota Berlusconi

Un’indagine della Cgil rivela: al Nord il 45,7% degli operai ha scelto
la Cdl, solo il 37,5% l’Unione. Il 60% di casalinghe e disoccupati sta
con il Polo. Lo studio Ires: "La destra affascina di più, dobbiamo recuperare"

Roma - Da tute blu a tute azzurre. Soprattutto nel Nord Italia il legame tra lavoro e preferenza politica sembra sfumare sempre più, in particolare nel campo della sinistra. A certificare il rimescolamento di carte è stata un’indagine dell’Ires, l’istituto di ricerche della Cgil, sul voto dei lavoratori dalla quale emerge che il 45,7 per cento degli operai che risiedono nel Nord, alle ultime politiche ha votato per il centrodestra, mentre il centrosinistra si è fermato al 37,5 per cento. I partiti che si rifanno alla tradizione operaia tornano sono ancora in testa solo nelle regioni centrali (nel centro nord e nel centro sud rispettivamente 52 e 47 per cento contro il 30 e il 33 della destra), perché anche nel meridione, come al nord, la tradizione è stata spezzata, con un leggero vantaggio della Casa delle libertà (al 41,4 per cento, rispetto al 40,9 per cento di voti operai raccolti dal centrosinistra). A livello nazionale il voto degli operai è equilibrato e, paradossalmente simile nella composizione a quello dei dirigenti. Appena un leggero vantaggio per il centrosinistra, le cui categorie di riferimento non si trovano più nelle fabbriche.

Il serbatoio del Polo
I più fedeli alla sinistra sono gli insegnanti (quasi il 55 per cento hanno votato per l'Unione), gli impiegati pubblici e quelli privati. Decisamente più marcata l'identificazione politica di alcune categorie con il centrodestra. Artigiani, imprenditori e commercianti sono rimasti fedeli alla Cdl e hanno votato per la coalizione guidata da Berlusconi con percentuali che vanno dal 65 al 70 per cento. A un soffio dal 60 per cento di suffragi al centrodestra anche le categorie economicamente più deboli come i disoccupati e le casalinghe. E anche tra i pensionati le preferenze politiche sono andate in maggioranza allo schieramento guidato da Silvio Berlusconi. Il presidente dell’Ires Agostino Megale - sindacalista di area riformista - non nasconde le difficoltà che uno scenario del genere fa sorgere a sinistra.

Allarme a sinistra
Da una parte «a differenza del 2001 - assicura - il lavoro nel suo complesso questa volta ha votato in maggioranza per il centrosinistra». Dall’altra nel Nord e in particolare il Lombardia e in Veneto, «la maggioranza degli operai del manifatturiero, dai metalmeccanici ai tessili, si è collocata nel centrodestra». Insomma, la Cdl da una parte ha mantenuto il suo tradizionale radicamento tra gli autonomi, gli artigiani e gli imprenditori e dall’altra ha sedotto i Cipputi del lombardo veneto. «Non bisogna nascondere che la destra è stata più affascinante della sinistra per il lavoro operaio del nord. E quindi la sinistra deve recuperare la questione del nord». E sul come farlo Megale ha un'idea precisa: «Dovremmo parlare contemporaneamente il linguaggio delle tutele ma anche quello della modernità della valorizzazione del merito anche individuale». Il tutto è complicato da un altro aspetto che l’istituto di ricerca della Cgil ha messo in luce e cioè l’allergia dei lavoratori per i sindacati politicizzati. Per ben il 63,9 per cento, le organizzazioni dei lavoratori non dovrebbero schierarsi. E un altro 24,2 per cento preferirebbe che il sindacato si schierasse di volta in volta in base ai programmi. Solo per il 12 per cento le confederazioni dovrebbero comunque sostenere la parte politica più vicina.

L’incognita riformista
Decisamente più pro Unione le preferenze degli iscritti ai sindacati, che alle ultime elezioni hanno detto di sentirsi più tutelati dal programma del centrosinistra (quasi il 90 per cento della Cgil e il 74 per cento della Cisl e della Uil). Un messaggio che Megale vorrebbe far arrivare forte e chiaro al futuro partito democratico: servono programmi moderni ma anche «vicini in termini di valori al mondo del lavoro». Megale non dice quali sono i rischi se questo non accadrà. Nelle stanze della segreteria, invece, sta circolando un sondaggio che dà gli iscritti alla Cgil pro Partito democratico per il 70 per cento. Consensi che, dovrebbero garantire l'ancoraggio della Cgil al partito democratico. Ma non del vertice.