«Con Cipriani rapporti istituzionali»

da Milano

Quattro ore di faccia a faccia tra i pm milanesi e l’ex numero due del Sismi, Marco Mancini, in cui l’ex 007 avrebbe «completato l’esame dei fatti» contestati nella vicenda che l’ha portato al suo secondo arresto, dopo quello nell’ambito dell’inchiesta sul sequestro dell’ex imam di Milano, Abu Omar. A chiarire il quadro, a detta dei suoi legali, serviranno anche delle indagini difensive che cominceranno presto, probabilmente audizioni di testimoni o acquisizioni di documenti. Al centro dell’interrogatorio i rapporti pericolosi tra Mancini e l’investigatore privato Emanuele Cipriani, diventato da amico intimo suo principale accusatore.
L’ex 007 il 28 novembre (con un «tempismo ammirevole» secondo il gip Giuseppe Gennari, perché i pm avevano già chiesto il suo arresto) si era presentato in procura per cercare di spiegare le sue relazioni con Cipriani e Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza di Telecom, anch’egli arrestato. Tra Tavaroli e l’investigatore fiorentino, a detta di Mancini, i rapporti erano di natura «istituzionale» ed eventualmente coperti da segreto di Stato. Da collocare in una chiave di collaborazione reciproca e di rapporti di natura personale, così come quelli con Tavaroli, i numerosi contatti telefonici. Cipriani - aveva spiegato Mancini - aveva partecipato a due azioni operative del Sismi, una all’estero, autorizzata dall’ammiraglio Battelli, e un’altra in cui aveva aiutato i Ros di Bologna. C’è però il racconto, inconciliabile con il suo, di Cipriani il quale, osserva il gip, «nell’individuare in Mancini l’origine delle informazioni raccolte nei dossier riservati, non ha mai avanzato nemmeno la benchè più lontana ipotesi di collaborazione istituzionale con il Sismi».
Anzi, «dice chiaramente di essere ricorso lui all’aiuto di Mancini per pratiche che interessavano a lui stesso e non ai Servizi». E ciò nonostante la versione dell’ex 007 sarebbe stata «ben più comoda» anche per Cipriani che, «invece di assumersi almeno in parte le proprie responsabilità, avrebbe potuto trincerarsi - come tenta di fare Mancini - dietro il ruolo del patriota che occultamente lavora per gli interessi della nazione». Mancini, inoltre, sostiene che la collaborazione di Tavaroli e Cipriani era «non solo del tutto legittima, ma concordata con i vertici dei Servizi, i quali ne erano a conoscenza».
Se così fosse, è l’obiezione del giudice, non si capisce perché il funzionario del Sismi Pio Pompa, attraverso il giornalista Renato Farina, seguisse passo per passo le iniziative dei magistrati milanesi proprio nell’inchiesta che avrebbe poi portato ai primi arresti di Tavaroli e Cipriani del 20 settembre scorso, «tenendo costantemente informato il direttore del Servizio degli sviluppi che andavano coinvolgendo il loro uomo proprio in relazione ai rapporti occulti con Tavaroli e Cipriani e mostrando sorpresa per i risultati ai quali stava pervenendo l’autorità giudiziaria».
Altro punto che stride con la versione dell’ex numero due del Sismi: «Mancini sostiene di non avere mai chiesto e ottenuto tabulati telefonici, quando la circostanza è palesemente smentita: almeno nella vicenda di Abu Omar vengono chiesti e ottenuti tabulati telefonici riferibili a numeri arabi dei quali è assolutamente verosimile che il destinatario fosse anche il Mancini». Lunedì è previsto l’interrogatorio di garanzia di Emanuele Cipriani, raggiunto nei giorni scorsi da un’altra ordinanza di custodia cautelare quando già era ai domiciliari.