Da Cipro ai diritti civili, tutti i dubbi dell’Europa sull’adesione turca

E tra i timori dell’Ue c’è anche il basso costo dei lavoratori

1 A quando risale la candidatura della Turchia alla Comunità europea?
Nel 1987, la Turchia presenta la sua domanda di adesione all’Ue, e nel dicembre 1999 il Consiglio europeo di Helsinki le riconosce lo status di Paese candidato. Il Consiglio europeo del dicembre 2004 ha deciso di avviare il negoziato il 3 ottobre 2005. In ogni caso, l'adesione non avverrà prima del 2014. Il 28 settembre scorso il Parlamento europeo ha dato parere favorevole (non vincolante) all'avvio delle trattative per l'adesione previste per il 3 ottobre, ponendo tra le condizioni l'ammissione da parte di Ankara della propria responsabilità nel genocidio degli armeni e il riconoscimento di Cipro.
2 Quali sono i criteri di adesione?
Sono i criteri di ordine politico, giuridico ed economico che il Consiglio europeo di Copenaghen del 1993 ha imposto a tutti i Paesi candidati. Quello politico stabilisce che i Paesi candidati dispongano di istituzioni stabili, che possano assicurare la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti dell'uomo, il rispetto delle minoranze e la loro tutela. Il criterio economico prevede che i Paesi abbiano un'economia di mercato ben avviata e competitiva. Infine, il criterio giuridico impone che i Paesi candidati adottino e implementino nella loro legislazione l'acquis comunitario, vale a dire la normativa europea.
3 La Turchia soddisfa i criteri posti per l’adesione?
La Turchia soddisfa quasi pienamente i criteri di adesione. Devono ancora entrare in vigore la legge sulle associazioni e quella sulle Corti d'Appello intermedie, il nuovo Codice penale e di procedura penale, la normativa che istituisce la polizia giudiziaria e la legge sull'esecuzione delle condanne e delle misure. Sotto il profilo giuridico, la Turchia deve trasporre nella sua legislazione l'acquis comunitario e deve assumere gli obblighi connessi con l'adesione all'Ue, tra cui il perseguimento dell'obiettivo dell'unione economica, politica e monetaria.
4 A che punto è la questione dei diritti umani?
Le riforme in materia di diritti umani votate dal Parlamento turco dal 2001 hanno segnato progressi molto apprezzati dall'Ue: abolizione della pena di morte, introduzione della lingua curda nelle scuole, ampliamento della libertà d'espressione. L'Ue continuerà a seguire da vicino le riforme, in particolare nell'ambito della «tolleranza zero» contro la tortura. La situazione resta inoltre preoccupante per la libertà di associazione e di stampa. I giornalisti che criticano le istituzioni possono incorrere in pene pesanti. In caso di gravi violazioni da parte della Turchia dei valori fondamentali dell'Ue, il negoziato potrà essere interrotto.
5 La questione cipriota è un ostacolo all'adesione?
Dal 1974, in seguito all'invasione delle truppe di Ankara in risposta alla tentata unificazione con Atene a opera della parte filo-greca, l'isola è divisa in due parti: una di lingua turca a nord (proclamatasi Repubblica Turca di Cipro Nord e riconosciuta solo dalla Turchia) e una di lingua greca (Repubblica di Cipro). Il 1° maggio 2004, la seconda è entrata a far parte dell'Ue, che ha sollecitato in più occasioni il suo riconoscimento da parte della Turchia prima dell'adesione quale condizione per l'adesione stessa, ma il governo di Ankara non è disposto a cedere. Il 29 luglio scorso, la Turchia ha firmato un protocollo che estende l'Unione doganale con l'Ue ai 10 nuovi Stati membri, compreso Cipro; ma ha anche precisato che tale accordo non implica il riconoscimento. La posizione dell'Ue è stata ribadita il 28 settembre dal Parlamento di Strasburgo.
6 Quanto pesa il genocidio armeno?
Tra il 1915 e il 1923, gli armeni appartenenti all'ex Impero ottomano furono deportati e sterminati in quello che la comunità internazionale e gli armeni considerano il «genocidio armeno» (tra le 200.000 e 1.800.000 vittime) a opera delle autorità ottomane. I turchi affermano invece che tale strage rientrava nella guerra civile. Il genocidio viene commemorato dagli armeni di tutto il mondo il 24 aprile. Nonostante le continue sollecitazioni della Ue, il governo di Ankara si rifiuta di ammettere la propria responsabilità nel genocidio.
7 L'invasione turca è mito o realtà?
La Turchia conta 69.660.559 di persone e il potenziale demografico è destinato a crescere in quanto il tasso di fertilità è di 1,94 figli per ogni donna (in Italia è di 1,3). Nel 2010, con circa 100 milioni di abitanti, la Turchia sarà il Paese più popoloso dell'Ue, proprio mentre il Vecchio Continente sperimenterà un declino demografico senza precedenti. Attualmente, circa 3 milioni di turchi risiedono nell'Ue e alcuni temono che la sua adesione immetterebbe sul mercato del lavoro una vasta manodopera a basso costo. Tuttavia, qualora la Turchia aderisse, la libera circolazione sarebbe effettiva solo a partire dal 2022 mentre l'Unione attuerebbe degli accorgimenti temporanei per attenuare l'impatto. Peraltro, nel 2020 potrebbero essere proprio i Paesi europei a corteggiare i lavoratori turchi, visto che nell'arco di vent’anni la loro forza lavoro inizierà a calare vertiginosamente.
8 Libero islam in libera Europa?
Una delle principali preoccupazioni degli europei è l'adesione di un Paese con il 99,8% di musulmani, che striderebbe con un'Europa che, pur non essendo un «club cristiano», si fonda su valori giudaico-cristiani. L'Ue proclama la laicità dello Stato e la Turchia è ufficialmente uno Stato laico, ancorché islamico e sebbene lo Stato organizzi la comunità dei fedeli. L'adesione della Turchia potrebbe imprimere un’accelerazione al processo di europeizzazione dell'islam e all’integrazione delle comunità musulmane già presenti sul territorio europeo. Da un punto di vista strategico, tuttavia, l'Europa verrebbe a confinare con paesi instabili quali l'Irak, l’Iran e la Siria, aumentando i rischio di infiltrazioni terroristiche.
9 Chi sono i favorevoli e i contrari all’adesione della Turchia?
Tra i Paesi più favorevoli all'allargamento: Italia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Svezia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Irlanda e Finlandia. In Italia, Spagna e Regno Unito, anche l'opinione pubblica è in linea di massima favorevole (49% degli italiani, 65% degli spagnoli e 41% dei britannici). A guidare la schiera dei turcoscettici Cipro (per ovvi motivi di riconoscimento da parte della Turchia) e soprattutto l'Austria, che minaccia di far slittare l'inizio dei negoziati se non si apriranno quelli con la Croazia. Più complessa la posizione di quei Paesi che ospitano il numero più elevato di immigrati turchi. In Germania, Schröder si è schierato a favore e Angela Merkel contro. L'opinione pubblica tedesca è in maggioranza contraria (40% contro il 22%). In Francia il presidente Chirac ha sostenuto con forza l'adesione della Turchia, mentre altri (anche all'interno del suo partito) hanno proposto un ingresso progressivo in 15 anni, previo referendum. Quanto ai turchi, secondo gli ultimi sondaggi, il 75% vuole entrare nell'Unione europea, mentre il 25% è contrario, soprattutto perché ritiene che le richieste dell'Ue siano eccessive e che la Turchia rimarrebbe un partner di serie B, mai integrato completamente.
J La Turchia sarebbe un peso o uno sprone per l'Europa?
L'economia della Turchia è caratterizzata dal dualismo tra un settore industriale e dei servizi competitivo e moderno e un settore agricolo vasto ma arretrato. Dopo il 2001, i governi di Ecevit ed Erdogan hanno promosso riforme per ammodernare e stabilizzare l'economia. Il deficit di bilancio si è ridotto al 7% del Pil e l'inflazione è scesa, ma rimane il problema del debito pubblico (70% del Pil). Nondimeno, l'economia turca è in rapida crescita: nei primi sei mesi del 2005 è cresciuta del 4,5% ed è probabile che raggiungerà l'obiettivo annuo del 5%. Dal punto di vista economico, le maggiori preoccupazioni degli Stati dell'Ue riguardano la destinazione dei fondi comunitari. Poiché gran parte dei fondi Ue è ancora destinata ai sussidi agricoli e agli aiuti per le regioni più povere, alcuni temono che con l'adesione la Turchia ne diventerebbe la maggiore beneficiaria a discapito di altre regioni. In realtà, ciò non avverrebbe prima del 2020, perché se la Turchia entrasse in Europa nel 2014, sarebbe comunque esclusa dal bilancio 2014-2021. Secondo alcuni esperti, invece, l'allargamento alla Turchia stimolerebbe l'Europa ad attuare politiche per accrescere la competitività, creare nuovi posti di lavoro e migliorare la crescita economica.