Cipro, la chiesa ortodossa: la Turchia ci restituisca le chiese nel nord

L’arcivescovo ortodosso di Cipro, Chrysostomos II, sta mettendo a
punto un appello alla Corte europea per i diritti umani affinché i turchi che occupano dal 1974 il nord dell’isola
restituiscano le centinaia di chiese distrutte e abbandonate

Nicosia - L’arcivescovo ortodosso di Cipro, Chrysostomos II, sta mettendo a punto un appello alla Corte europea per i diritti umani affinché i turchi che occupano dal 1974 il nord dell’isola restituiscano alla comunità ortodossa le centinaia di chiese distrutte e abbandonate e permettano alla Chiesa di farsi carico della comunità cristiana che vive nella parte settentrionale.

Anche il governo, guidato dallo scorso 24 febbraio da Dimitris Christofias, leader del Partito Comunista Cipriota (Akel), è stato coinvolto nell’iniziativa che si concretizzerà entro febbraio. Una Commissione mista Chiesa-Stato è impegnata nella redazione dell’appello da circa un anno; i lavori hanno subito un’accelerazione nelle ultime settimane dopo che i turchi hanno impedito a un vescovo ortodosso di celebrare il funerale di un fedele e ai preti di celebrare il Natale, segni di un peggioramento dell’atteggiamento delle forze di Ankara nei confronti della comunità cristiana del nord dell’isola.

Chryrostomos II - riferisce una nota - ha precisato che l’appello conterrà una serie di richieste alla Corte per ottenere: il risarcimento per le terre occupate dopo l’invasione, il libero accesso ai luoghi di culto e il libero contatto dei vescovi con i fedeli greci rimasti nella penisola di Karpas. Il censimento dei siti cristiani nei territori occupati, realizzato tra il 2003 e il 2006 dal professore Charalampos Chotzakoglou, insieme ad un piccolo gruppo di esperti, grazie al progetto lanciato dal monastero di Kikkos, quantifica in 520 gli edifici sacri a Cipro Nord, tra i quali 133 chiese, cappelle e monasteri dissacrati (trasformati in depositi militari, stalle, discoteche e moschee), 78 luoghi di culto cristiano convertiti in moschee, 28 utilizzati per fini militari e installazione di ospedali e 13 come depositi. Secondo la stima del dottor Ioannis Eliades, direttore del Museo Bizantino di Nicosia, circa 20.000 icone bizantine sono state rimosse illegalmente e sono andate ad arricchire il mercato clandestino internazionale di opere d’arte.

«I leader dell’Europa - ha detto Chrysostomos II - devono ricordare alla Turchia che se vuole entrare nell’Unione Europea è chiamata a rispettare i principi della carta costituzionale europea, dunque anche il diritto dei popoli alla libertà di culto; ciò significa permettere ai cristiani di pregare nelle loro chiese nel nord dell’isola oggi occupata, così come noi permettiamo ai turchi di pregare nelle loro moschee nella Repubblica di Cipro».