«CIRCO MASSIMO», SPETTACOLO DI QUALITÀ

Si dice che la televisione faccia un tipo di concorrenza non proprio leale agli spettacoli di genere tradizionale: quando trasmette un film danneggia le sale cinematografiche, quando manda in onda uno spettacolo teatrale si sostituisce ai diritti del palcoscenico, idem per le manifestazioni sportive, canore e a tutti quegli eventi delle cui immagini si impossessa. Con il circo, spettacolo di antichissima tradizione popolare, l'invasione di campo è altrettanto marcata e la trasmissione di serate circensi, come l'appena terminato Circo Massimo (mercoledì su Raitre, ore 21) è un controsenso a prima vista ancora più evidente: i bambini, a cui è principalmente dedicato il rito del circo, preferirebbero vederlo dal vivo anziché mediato dalle telecamere; i genitori dovrebbero sentirsi un po' in colpa ad accontentarsi della visione pantofolaia davanti al video e gli stessi circensi dovrebbero guardare con un po' di apprensione alla crescente abitudine della televisione di «rubare» con le telecamere i loro numeri più belli e difficili, spingendo il pubblico a goderseli all'asciutto della propria casa anziché all'umido di un tendone. Questo almeno suggerirebbe la logica. In realtà le cose non stanno evidentemente così dal momento che il circo è diventato da qualche anno una frequente occasione per riempire i palinsesti, con un costante gradimento di pubblico come testimoniato dal riscontro dei dati Auditel. Anche l'ultima puntata del Circo Massimo presentata da Filippa Lagerback ha radunato davanti al video più di due milioni di persone, e chissà se questo piccolo successo - che segue tante altre attestazioni di gradimento in altre stagioni dell'anno - servirà a risollevare le sorti del circo, a portare più gente nei tendoni evitando la lenta decadenza di uno spettacolo legato all'immaginario popolare come pochi altri. Una cosa è certa: al circo mediato dalla presenza delle telecamere manca il fascino dell'atmosfera della rappresentazione dal vivo, i colori e gli odori e la suggestione di trovarsi a tu per tu con un mondo fiabesco. Ma questo senso di inevitabile freddezza è almeno in parte compensato dalla sensazione di avere a che fare con uno spettacolo di alta scuola artigianale, dove tutto è preparato a puntino, con scrupolo e grande professionalità. Il che stride, per una volta in positivo, con il pressappochismo di tanti spettacoli mandati in onda dalla nostra tivù. In questo senso il circo in tivù è un esempio di attenzione per la qualità (nella preparazione dei numeri, nella perfezione dei sincronismi, nel faticoso apprendistato leggibile nelle varie esibizioni), uno spazio in controtendenza rispetto alla sciatteria di tanto intrattenimento televisivo.