Il circo a teatro tra lirismi e acrobazie

Il festival di Barberio Corsetti si apre oggi con la danza di «Appris par Corps» e con il monologo clownesco «Par le Boudou»

Non è più semplicemente una tendenza, una moda o un misterioso territorio di esplorazione. Il «circo contemporaneo» (meglio conosciuto come «nouveau cirque») è diventato a tutti gli effetti un linguaggio espressivo specifico, sorretto da una sua chiara estetica, indirizzato verso ben determinate finalità e capace di raccontare «storie» stringendo legami fortissimi con il teatro, la danza, il mimo, la musica. Per capirne a fondo il recente boom, bisognerebbe sviscerare argomentazioni complesse (tra i tanti libri in commercio segnaliamo ad esempio L’attore-giocoliere di Leonardo Angelini, un interessante volume pubblicato da Unmondoaparte). Ci basti riflettere però su un dato: portare il circo nel teatro e, viceversa, travasare il teatro nel circo significa innanzitutto offrire al pubblico una percezione rivoluzionaria dello spazio, degli oggetti, del corpo, garantendogli tuttavia la rassicurante fermezza di un filo narrativo e poetico in cui riconoscere qualcosa di sé.
In anni di proposte spettacolari tra le più diverse abbiamo visto, infatti, sfidare la legge di gravità, trasformare la terra in cielo, i muscoli in ali, i birilli in ariosi volatili inanimati; ma tutto ciò ci ha affascinato proprio perché ci ha «detto» qualcosa di significativo. Qui sta d’altronde la chiave del successo di una rassegna come Metamorfosi, ideata nel 2002 dal regista Giorgio Barberio Corsetti (siamo quindi alla settima edizione) e inserita ormai di diritto tra gli appuntamenti più sicuri del settembre culturale capitolino. Anche quest’anno il poliglotta «festival di confine tra circo e teatro» di casa all’Auditorium Parco della Musica porterà a Roma artisti internazionali (non molti, a dire il vero, e tutti di area francofona) che hanno fatto della tecnica circense-teatrale la loro precipua cifra stilistica.
La vetrina si apre oggi con un godibile duo di danza acrobatica, Appris par Corps il titolo, messo a segno dai franco-canadesi Alexandre Fray e Frédéric Arsenault, chiamati ancora una volta a incantare gli spettatori dell’Auditorium con la loro straordinaria leggerezza e la loro intensa energia (ore 21 Sala Petrassi). In contemporanea, ma al Teatro Studio, è previsto il monologo clownesco Par le Boudu dell’eclettico Bonaventur Gacon. Questa creazione, incentrata sulla goffa e disperata ambiguità di un personaggio buffonesco quanto malinconico, verrà replicata anche domani sera, sempre alle 21. Rappresentano infine quasi un felice mix delle precedenti presenze (e dunque del filone acrobatico e di quello giocoso) i clown-acrobati-giocolieri francesi Jean-Paul Lefeuvre e Didier André che chiudono il cartellone 2008 di Metamorfosi con Le Jardin. Ovverosia: un’ora e un quarto di silenziosa meditazione sulla condizione umana dove spuntano richiami al cinema di Buster Keaton e alle opere di Samuel Beckett e dove la scena, trasformata in una spaziosa serra dentro la quale piantare e far crescere la grandi questioni dell’esistenza, assurge ad un «trampolino» ironico (ma non così tanto) di emozioni comuni e condivise (sabato 6 alla Sala Petrassi).
Informazioni 06/80241281; www.auditorium.com.