Circolare liberi e virtuosamente al di là della carrozzeria

Casa costruttrice di station wagon per antonomasia, Volvo, ora controllata dalla cinese Geely, è ormai pronta a lanciare la versione più ecologica della sport wagon V60, l’ultima nata di Göteborg. La V60 hybrid plug-in, tre macchine in una, come dicono in Volvo, è figlia del tipico pragmatismo degli svedesi che, pur essendo fieri ecologisti per natura, non vogliono neppure pensare di rimanere con le batterie scariche al volante di una elettrica pura sulle poco trafficate autostrade svedesi e ancor meno in mezzo a una foresta lappone. Meglio, dunque, avere una vettura che può funzionare in tre diverse modalità: elettrica pura (per circa 50 di km, certamente meno oltre il Circolo polare artico), in modalità ibrida oppure, dopo aver messo a riposo la coscienza ambientalista, chiedendo il massimo, in modalità power, ai due motori, elettrico e turbodiesel (potenza complessiva 285 cv), uno per ogni asse, con coppia trasmessa alle quattro ruote. La soluzione di Volvo, quando verrà comunicato il prezzo definitivo della nuova V60, risulterà sicuramente costosa, ma appare tecnicamente la più accettabile per gran parte degli automobilisti.
Anche Toyota, pioniera dell’ibrido con Prius e padrona della tecnologia Hybrid Synergy Drive già montata su milioni di vetture con il marchio della doppia ellisse e con il luxury brand Lexus, ha iniziato il suo percorso nel mondo del Plug-in sviluppando una specifica versione della Prius che circola già, in piccole flotte, da oltre un anno. La Prius Plug-in può percorrere 20 km in modalità elettrica senza superare i 100 kmh, per poi passare al funzionamento full hybrid. In attesa di questa versione, Prius è stata rinnovata con Model Year 2012 e presto potrà contare anche su una sorella di dimensioni, la monovolume Prius+, una tipologia di carrozzeria inedita nel settore delle ibride.
La ricerca di propulsioni alternative non si ferma qui, e il prossimo passo sarà quello delle fuel cell a idrogeno, ma tutte queste complesse tecnologie, indispensabili per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo nelle grandi città e ridurre l’emissione di gas a effetto serra, sono affidate, per la loro diffusione nel nostro Paese, esclusivamente alla sensibilità degli automobilisti, perché in Italia, a differenza di quanto accade in quasi tutti i Paesi europei, nessuna categoria, nemmeno le elettriche extrasmall come la smart Ed, beneficia di alcun incentivo.
L’industria automobilistica, insomma, la possibilità di muoversi virtuosamente la mette in campo, poi toccherà alla coscienza e al portafoglio dei clienti dare il contributo decisivo alla diffusione di ibride, elettriche e plug-in, avviando così le indispensabili economie di scala per renderle più accessibili. Anche in questo caso il contributo del singolo è fondamentale, come accade nell’uso più o meno intelligente che si fa della propria vettura, perché comportamenti ispirati ad un malinteso spirito di libertà, intrinseco all’automobile, e atteggiamenti che non rispettano chi si muove intorno a noi, in particolar modo in città, rischiano, oltre a creare pericoli, di demonizzare, per esempio, intere categorie di veicoli, come i Suv, che non hanno nessuna colpa e sono dotati di anime sempre più verdi.