Un «Circolo della libertà» tra imprenditori e politica

Michela Brambilla: «Vogliamo essere un centro di ascolto per dar voce a chi non ce l’ha»

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Sarà che politica e Paese camminano sempre più lontani. Sarà che la Finanziaria di Romano Prodi fa scendere in piazza chi mai avrebbe partecipato a un corteo. Sarà che le esigenze di autotutela da uno Stato visto come indifferente e tiranno si fanno pressanti. Sarà per questo che una abituata a fiutare la sua gente come Michela Brambilla, presidente dei giovani di Confcommercio, ha deciso di presiedere il Circolo della libertà, nuovo movimento che vuol passare, come dice lei, «dal mugugno silente all’azione concreta». Non è un nuovo partito politico, per nostra fortuna. Ma un centro di ascolto che vuole attraversare il Paese, sondare le sue esigenze e farsi polmone dei suoi umori. Soprattutto di chi rimane fuori dai giochi delle lobby e dei salotti, senza rappresentanza. Quindi giovani, donne, imprenditori e artigiani. Sui grandi temi: famiglia, sanità, scuola, solidarietà, sicurezza, giustizia e welfare. E tempestare i politici, tra Roma e l’Unione europea, con petizioni, iniziative referendarie e disegni di legge di iniziativa popolare.
«Noi vogliamo far sentire la nostra voce - spiega Brambilla - e darne una a chi non ce l’ha, partendo dall’ascolto del Paese, delle parti sociali spesso ignorate. Bisogna modernizzare il Paese, combattere lo statalismo, scommettendo sulla capacità di impresa degli italiani». Insomma, una figura che ha voglia di crescere, che ambisce a diventare «un movimento di massa» e che rivuole dare ai cittadini quella rappresentanza spesso deturpata da una certa politica. Brambilla è disponibile a «collaborare» con i partiti politici tradizionali «sia di destra sia di sinistra, con i sindacati, con il mondo del volontariato che vorranno sostenere le nostre battaglie». Certo viene apprezzato e valorizzato l’incitamento ricevuto da Silvio Berlusconi ma il presidente sottolinea come i Circoli della libertà si segneranno proprio per raccogliere le emergenze, mutuarle concretamente, senza pregiudizi politici.
Numero due Maurizio del Tenno, presidente dei giovani di Confartigianato, il Circolo della libertà è quindi al suo esordio. Ambizioso. Nella presenza sul territorio: sedi a Milano e Roma con l’obiettivo di far nascere circoli in tutte le città d’Italia. E nel mondo-calamita di internet. Il Circolo intende infatti sviluppare una rete tematica di blog, un sito interattivo, contando sempre sul volontariato spina dorsale e spirito di questa «discesa in campo». «Alcuni imprenditori - racconta Brambilla - apriranno i circoli in azienda. Segno che il Paese ha un forte problema di rappresentanza. Una certa politica infatti non sa più intercettare i bisogni del Paese e quindi rappresentarlo. La spinta che ha dato vita alla nascita dei Circoli è proprio quella radicata e diffusa volontà di partecipazione alla vita dello Stato che c’è tra i cittadini. L’ascolto è l’elemento fondamentale di chi vuole mettersi in relazione: l’imprenditore sa che deve ascoltare il consumatore, il politico dovrebbe ascoltare il cittadino-elettore. Ma oggi tutti vogliono parlare e pochi ascoltano. Noi vogliamo ascoltare, sintetizzare e proporre».
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it