Il Circolo della Libertà trova casa a Savona

In due mesi è stata creata la struttura voluta da Silvio Berlusconi e guidata a livello nazionale da Michela Brambilla

È stata un'idea un po' improvvisa, una corsa contro il tempo, ma dall'altro ieri è ufficiale: è nato il primo Circolo della Libertà in Liguria, ed è quello di Savona. Che subito preso spunto dall’idea lanciata a livello nazionale da Vittoria Michela Brambilla, presidente dei giovani imprenditori di Confocommercio. Non manca nulla: c'è l'affiliazione alla Federazione nazionale, c'è uno statuto che dichiara il circolo aperto anche a coloro che non sono iscritti a nessun partito. C'è soprattutto la voglia di confrontarsi, di discutere, di informarsi e di imparare, tutto nel nome di un ideale di democrazia liberale, come non si stanca di ripetere la presidente Angela Berlanzoli, che ha fondato il Circolo insieme ad altri undici soci, tra cui Stefano Parodi, sindaco di Albissola Marina e la presidente della V circoscrizione cittadina, Antonella Frugoni.
Risale allo scorso novembre l'intervento di Montecatini in cui Silvio Berlusconi ha incoraggiato la nascita dei Circoli della Libertà. Pochissimi giorni dopo, a Savona è partita l'iniziativa, che è diventata realtà nel giro di due mesi riuscendo a bruciare sul tempo gli analoghi progetti nel resto della regione.
Lo scopo del Circolo? Nelle parole dei fondatori, l'aggregazione e il radicamento sul territorio di tutti coloro che si riconoscono nell'area politica del centro destra, anche e soprattutto al di fuori del sistema dei partiti, e il tentativo di restituire alla passione politica i moderati che proprio dalla politica si sentono traditi. «In più - spiega Filippo Marino, consigliere comunale del capoluogo, un altro dei soci fondatori - ci sarà una connotazione di impegno sociale, per mettere in chiaro che la solidarietà non è un'esclusiva della sinistra, come vuole un brutto luogo comune».
E così, mentre si sta progettando un calendario di incontri e conferenze, il battesimo ufficiale del Circolo savonese ha avuto luogo lunedì scorso nella sala consiliare del Palazzo comunale. Ospite d'onore Gabriele Albertini, sindaco di Milano per nove anni, oggi eurodeputato, ma soprattutto uomo d'impresa e paladino di quella «politica del fare» tanto cara al leader della CdL. Con il caporedattore del Giornale Massimiliano Lussana in veste di moderatore-intervistatore, Albertini ha presentato il libro nel quale racconta la propria esperienza di primo cittadino: «Nella stanza del sindaco», un titolo che tradisce la sconfinata ammirazione dell'ex sindaco per Indro Montanelli.
«Vorrei che il buon governo applicato dalla mia giunta alla città di Milano fosse un modello per un buon governo a livello nazionale», è il sogno di Albertini, che ricorda di essere approdato alla candidatura su insistenza personale di Silvio Berlusconi: «non mi sentivo degno. Eppure lui, il più grande imprenditore d'Italia, cercava proprio me, che sono un sciur Brambilla qualunque, e faceva pressing: “Se non accetta, è come se rifiutasse di soccorrere un ferito”». Tutti sanno come è finita: Albertini ha amministrato per due interi mandati, passando attraverso lotte anche molto aspre con alcune categorie «troppo sindacalizzate, che per i loro piccoli interessi rischiavano di ostacolare il bene della comunità», il risanamento del bilancio dell'Azienda Trasporti («Senza ritoccare il prezzo del biglietto: un euro, come a Roma, dove però l'azienda ha un deficit pauroso»), la riprogettazione di intere zone della città e l'iniziativa di sottoporre ai cittadini un questionario sulla qualità dell'amministrazione: «Se avessi ricevuto pareri troppo negativi, non mi sarei ricandidato. Gli esperti di comunicazione mi diedero del pazzo suicida, ma fu un successone».
La presentazione di Albertini si è trasformata in una riuscita lezione sull'arte dell'amministrare. Dopo i fiumi di parole sulle primarie del centro sinistra, forse non sarebbe male un «bis» anche a Genova.