La Cisl: «Merito del nostro pressing il dietrofront di Padoa-Schioppa»

Soddisfazione per le promesse sulla lotta all’evasione fiscale. I sindacati pronti a chiedere uno stop alla fusione Autostrade-Abertis

Antonio Signorini

da Roma

Secondo la Cisl ci sono due Tommaso Padoa-Schioppa. Quello dell’incontro con le parti sociali prima del varo del Dpef, tutto rigore e decisionismo, e quello della festa della Cgil a Serravalle Pistoiese, che si è mostrato più disponibile verso i sindacati, tanto da ripetere più volte di condividere le tesi e le preoccupazioni di Guglielmo Epifani. E la ragione di questo cambiamento è solo una: «Siamo noi», dicono un po’ tutti nel sindacato cattolico, a partire dal segretario Raffaele Bonanni. Ad aver avuto effetto quindi, non sono state le aperture del sindacato di sinistra né l’accoglienza familiare che il popolo della Cgil ha riservato al ministro dell’Economia. Il merito va tutto all’intransigenza della Cisl a partire dagli attacchi al ministro, sparati dallo stesso Bonanni. Critiche pesanti (l’ultima, il ministro «fa il gioco degli amici del giaguaro») che hanno colto di sorpresa Padoa-Schioppa, convincendolo ad adottare un atteggiamento meno intransigente.
In realtà, all’inizio, la reciproca apertura di credito tra il segretario della Cgil Epifani e il ministro dell’Economia andata in scena nel borgo medioevale toscano non era piaciuta alla Cisl. Troppo affiatamento, proprio in un momento in cui il sindacato dovrebbe cercare di far pesare la sua posizione in vista della trattativa sul Documento di programmazione economica e sulla legge finanziaria. Una pericolosa avvisaglia di quello che la Cisl vuole evitare a tutti i costi, cioè un sindacato che accetta i sacrifici imposti dal governo senza avere in cambio nulla.
Ieri il cambio di strategia. Forse per l’insistenza di Padoa-Schioppa sui sacrifici per il risanamento da far partire da chi «si è arricchito» che Bonanni interpreta come un impegno alla lotta all’evasione fiscale, suo pallino da quando è stato eletto segretario generale. «È lui che ha cambiato idea», gli hanno sentito dire al sindacato. Anche la preoccupazione di un Epifani troppo appiattito sulle posizioni del governo sono state parzialmente superate. A parte la disponibilità ai sacrifici, questo il ragionamento della Cisl, i paletti sul Dpef da parte della Cgil rimangono. Per il resto non cambia niente. Il giudizio sul ministro rimane «sospeso». E anche quello sul Dpef resta del tutto negativo. Secondo la Cisl c’è ancora tempo per cambiare il documento e riaprire il confronto, prima dell’inizio della sessione di Bilancio, in settembre. L’unica novità di questi giorni, insomma, è la promessa di un dialogo, apprezzata anche dal ministro Paolo Ferrero. Il responsabile della Politiche sociali, che ha votato contro il Dpef, ieri ha dato una valutazione positiva delle parole di Padoa-Schioppa, anche se dietro la linea rigorista che ogni tanto emerge dall’esecutivo Prodi vede emergere «tentazioni di spingere il governo verso altre maggioranze». Le tesi anti-rigore che sposano le argomentazioni dei sindacati continuano a trovare spazio nella maggioranza. Per Marco Rizzo dei Comunisti italiani «le classi più deboli hanno già dato. Per loro nessun sacrificio». Ma tutti cercano di minimizzare la portata dei contrasti dentro la maggioranza e l’esecutivo: «La Casa delle libertà non si illuda, il governo durerà», assicura il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
Le richieste unitarie dei sindacati saranno presentate oggi nel documento che uscirà dalla segreteria unitaria. Altro appuntamento importante nell’agenda dei sindacati è l’incontro che i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil avranno con il ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro domani sul nodo Autostrade. I tre sindacati, dopo aver chiesto garanzie e chiarimenti sulla fusione con Abertis, sono orientati a spingersi oltre, e chiedere uno stop all’operazione tra il gruppo italiano e quello spagnolo. Un’altra grana per il governo, dopo quella del Dpef.