Cisl: "In pensione più tardi", ma Tremonti frena

Applausi dei sindacalisti al ministro dell’Economia e alla presidente
degli industriali Bonanni: "Avanti con l’economia sociale". Il
ministro: &quot;Nessuno sarà lasciato solo&quot;. La Marcegaglia al governo: <strong><a href="/a.pic1?ID=352875" target="_blank">&quot;Riforme subito&quot; e si arrabbia per Berlusconi che la chiama velina</a></strong>

Roma - Fino a pochi mesi fa nessuno ci avrebbe scommesso un centesimo. Pochi si sarebbero immaginati di vedere, mentre raccolgono gli applausi di un congresso sindacale, un ministro con la fama di tagliatore e la leader degli industriali, Emma Marcegaglia. Praticamente il nemico al completo. Il tutto con la regia di Raffaele Bonanni, che al congresso della sua Cisl ha voluto dare proprio il segno dell’unità. Per Giulio Tremonti quella di ieri non era la prima volta a un’assise Cisl, ma l’azzardo c’era tutto, visti i tempi. Complice un’identità di vedute sempre più marcata, a partire dalla convinzione che l’intervento statale non sia poi così male e che il modello per l’Italia debba essere quello tedesco dell’economia sociale di mercato, Tremonti tra i delegati Cisl sembrava molto più a suo agio che all’assemblea di Confindustria. Tanto da permettersi il lusso di annunciare, sia pure in tempi tutti da definire e comunque lontano dalla crisi, una riforma delle pensioni. Certo, è «complessa» - ha riconosciuto - ma «sarà fatta». Premessa: «Secondo le statistiche europee - ha precisato più tardi - il nostro sistema delle pensioni è il più stabile d’Europa». Però «posso assicurarvi che lo riformeremo e siccome leggiamo editoriali che ci dicono che dobbiamo riformarlo, oggi abbiamo deciso che lo riformeremo. E anche i sindacati sono d’accordo». E infatti era stato lo stesso Bonanni, intervistato a «Panorama del giorno» di Maurizio Belpietro, che alla domanda se per la riforma delle pensioni si stesse immaginando anche un innalzamento dell’età pensionabile aveva risposto: «Siamo disponibili anche a questo, naturalmente con garanzie e con elementi di libertà.
Ma quella sulla previdenza era una replica, anche a distanza ravvicinata, a Marcegaglia. Era di poche ore prima il richiamo di Confindustria al governo affinché metta in campo riforme incisive. Ma la priorità del governo - ha assicurato il ministro - rimane quella di affrontare le emergenze sociali ed economiche. «C’è un tempo per gestire la crisi e un tempo per gestire le riforme, fare le riforme è una cosa in più». In ogni caso - ha assicurato incassando gli applausi dei cislini - «siamo convinti che si devono fare con voi, il sindacato, le faremo nel tempo giusto con le persone giuste, le faremo discutendo con voi». Perché un conto è chiedere le riforme e un altro - ha sottolineato - è farle. E scrivere «il numerino» nella legge. Quello che stabilisce i requisiti di anzianità e di età per potersi ritirare dal lavoro.
Discorsi possibili solo al congresso della Cisl, sindacato che non si è mai tirato indietro. E che è disposto anche a parlare di pensioni, a patto che si discuta non di risparmi ma - come ha sottolineato mercoledì in apertura di congresso Bonanni - di riallocare risorse e riequilibrare la spesa del Welfare. Sintonia quindi. Anche se lo stesso segretario generale della Cisl ha invitato Tremonti a realizzare l’economia sociale di mercato concretamente. Con l’azione di governo.

La risposta di Tremonti si è limitata alle misure per fronteggiare la crisi. E, in particolare, agli ammortizzatori sociali. Il governo ha messo in campo otto miliardi di euro per far fronte alle richieste delle aziende costrette a interrompere la produzione. «Il nostro criterio di politica è stato quello degli ammortizzatori sociali, una scelta lungimirante fatta con voi. Noi pensiamo che bastino, ma - ha assicurato ancora una volta accompagnato dagli applausi - se non bastano non lasceremo indietro nessuno». Sintonia che a volte sembra anche politica, ad esempio quando Tremonti snocciola la cronologia della crisi e la fa partire dal 1989. Dice che è l’anno in cui «è finito il comunismo» e dalla platea arriva un «magari!».
Accoglienza ancora più calorosa per Emma Marcegaglia, che Bonanni da «controparte» ha promosso «comparte» del sindacato. Anche se non di tutto il sindacato. E se al governo ha rivolto un invito a premere sull’acceleratore delle riforme, alle parti sociali ha assicurato che «noi andremo avanti». Anche senza Cgil.