Cit verso il fallimento, negli Usa torna la paura

Si preannuncia una settimana bollente per il settore bancario su scala mondiale. Mentre l’America si appresta a sopportare il fallimento pilotato di Cit, uno dei principali istituti finanziari del Paese specializzato nei prestiti alle pmi, la Federal Reserve convoca i vertici delle maggiori banche per dare un giro di vite sui bonus. E Londra parla di un possibile spezzatino per alcune delle grandi banche inglesi puntellate dagli aiuti pubblici al culmine della crisi: dovrebbero finire sul mercato fino a 700 sportelli, l’equivalente di una banca italiana di medie dimensioni.
Cit Group, nei guai da mesi a causa del «credit crunch» e della recessione, ha fatto ricorso al «Chapter 11» concordato con i creditori. «La decisione di procedere con il nostro piano di riorganizzazione consentirà a Cit Group di continuare a fornire fondi alle piccole e medie imprese, un settore di importanza vitale per l’economia americana» spiega in una nota il presidente e amministratore delegato Jeffrey Peek. Nella documentazione depositata al Tribunale per la bancarotta del Southern District di New York, Cit ha menzionato 65 miliardi di dollari di debito e asset per 71 miliardi. Cit punta a riemergere in due mesi dalla bancarotta e ha ottenuto un miliardo dall’investitore Carl Icahn per sostenere la riorganizzazione. Anche Goldman Sachs, che ha ridotto a 2,125 miliardi di dollari dai tre miliardi originari la propria linea di credito, ha promesso che manterrà aperto il finanziamento durante la ristrutturazione. Secondo indiscrezioni il piano darebbe agli obbligazionisti il 70% del capitale più il 92,5% delle azioni ordinarie, e agli azionisti privilegiati (fra cui il governo americano forte dei 2,33 miliardi di aiuti anti-crisi già concessi) il 5 per cento.
Il fallimento di Cit sarebbe il quinto per dimensioni nella storia della finanza Usa ma, grazie alla protezione del «Chapter 11», allontanerebbe dagli occhi di Wall Street lo spettro di un crac che potrebbe avere effetti dirompenti. Secondo alcuni, visti i legami di Cit con il mondo delle imprese Usa, paragonabili a quelli provocati dalla fine di Lehman Brothers. Ieri il segretario al Tesoro Tim Geithner ha detto che il sistema bancario Usa è diventato «drammaticamente più stabile» eppure c’è ancora da fare. Oggi verrà al pettine anche il nodo dei bonus: la Fed - che non vuole siano premiati i banchieri amanti del rischio - ha convocato i capi delle 28 maggiori banche del Paese per discutere i meccanismi di vigilanza sulle retribuzioni.
In Europa i fari sono invece puntati su Londra che - scriveva il Sunday Telegraph - sta valutando di vendere parti di Lloyds, Northern Rock e Royal Bank of Scotland, i tre istituti salvati con i soldi dei contribuenti. La cura dimagrante è stata poi confermata, pur senza entrare nei dettagli, dal ministro del Tesoro Alister Darling secondo cui ci dovrà essere «un sostanziale disinvestimento».
La vendita (fra i potenziali acquirenti si parla di Virgin e del gigante dei supermercati Tesco) creerebbe tre banche commerciali e aiuterebbe Londra a recuperare parte dei fondi spesi per aiutare le banche, uno dei fattori che più hanno colpito la popolarità del premier Gordon Brown. Lloyds, intanto avrebbe ottenuto il sostegno della gran parte degli azionisti al suo maxi-aumento di capitale che potrebbe partire già domani.