Citigroup, misura choc contro la crisi: lettere di licenziamento per 50mila

Sul sito, il link che porta alla sezione «Opportunità di lavoro» funziona ancora. Ma certo spedire oggi il proprio curriculum a Citigroup è gesto da temerari. La banca d’affari Usa si prepara infatti a spedire 53mila lettere di licenziamento ai propri dipendenti e a tagliare le spese del 19%, misure choc per contrastare una crisi finora irrisolta.
In ottobre, Citi aveva già mandato a casa 13mila addetti, sfoltendo un organico che a fine 2007 toccava quota 375mila, nell’ambito di un piano che prevedeva la soppressione complessiva di 22mila posti di lavoro. Nella sostanza, l’istituto si prepara a un dimagrimento occupazionale attorno al 20% che prenderà forma non appena ultimata la cessione della divisione Citi Global Services e della sua unità retail attiva in Germania.
La pratica di alleggerimento degli organici è tra le prime messe in campo dalle imprese nel momento in cui procedono forzatamente con un piano di ristrutturazione. Un riassetto reso obbligato dai 20 miliardi di dollari di perdite accusate negli ultimi quattro trimestri, i più duri nella storia della merchant bank, quelli marchiati a fuoco dall’esposizione al virus sub prime. Negli ultimi mesi Citi ha anche provato ad agire su leve meno dolorose, provando per due volte a tagliare i dividendi, a bussare alla porta del mercato con la richiesta di mezzi freschi per 35 miliardi di dollari prima di ottenere aiuto anche da parte delle casse federali sotto forma di fondi pari a 25 miliardi.
Ogni sforzo si è però rivelato inutile a bloccare l’emorragia, puntualmente registrata dalla picchiata dei titoli, il cui valore è crollato del 70% da inizio anno. Il presidente Win Bischoff ha commentato da Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, che sarebbe irresponsabile per Citi, ma anche per altre società, non prendere misure relative al proprio staff in tempi di profondo rallentamento dell’economia. Bischoff ha recitato anche una sorta di mea culpa per il poco previdente allargamento degli organici effettuato in tempi di vacche grasse: «Tutto quanto abbiamo fatto, e forse senza giudizio è stato aumentare la forza lavoro nel corso di un periodo molto favorevole - ha sottolineato - Se c’è una inversione... queste perdite di posti di lavoro ovviamente ricadranno in modo particolarmente pesante sul settore finanziario. Certamente, ricadranno in modo particolarmente pesante su Londra e New York».
Le due città, insomma, centri nevralgici della finanza mondiale, continueranno a piangere i massicci licenziamenti in atto nella ex florida industria dei servizi finanziari, così come avvenuto soprattutto con Lehman Brothers, finora la sola merchant bank lasciata fallire dall’amministrazione Usa.