In città 8 universitari su 10 studiano e lavorano

La maggior parte cerca lavoretti per pagare la facoltà, essere autonomi e per potersi divertire

Daniela Uva

Di giorno nelle aule universitarie, di sera dietro il bancone di un bar o su un cubo in discoteca. È la doppia vita della gran parte degli studenti universitari. La voglia di indipendenza e il caro vita costringono sempre più ragazzi a dividersi fra studio e lavoro.
Una tendenza, questa, che negli ultimi anni ha coinvolto un numero sempre più alto di giovani: il 76% degli iscritti negli Atenei del nostro Paese, secondo un’indagine condotta dal Cofimp (Business school delle piccole e medie imprese). Le mansioni più gettonate sono forse le più classiche: cameriere, cuoco e barista. Ma le possibilità, per le persone più dinamiche e fantasiose, non mancano. E allora c’è chi si dedica alle pubbliche relazioni in discoteca (i tradizionali pr), chi fa volantinaggio, chi il promoter o il commesso, chi consegna pizze a domicilio. O chi sfrutta le proprie doti fisiche per insegnare una disciplina sportiva. E poi ci sono i lavori part time offerti dalle stesse università. Trovare un impiego non è poi così difficile. Basta fare un giro negli Atenei di Milano. Sulle bacheche, accanto agli annunci immobiliari, decine di foglietti invitano i ragazzi ai lavori più diversi. «Birreria paninoteca cerca ragazzi/e max 24 anni automuniti con la voglia di lavorare e di imparare a preparare panini, patatine fritte etc.», si legge in uno dei tanti. La maggior parte degli annunci offre impieghi in call center, aziende per le indagini di mercato, ristoranti e ditte specializzate nel volantinaggio. A spingere la maggior parte dei ragazzi a lavorare è la voglia di rendersi indipendenti dalla famiglia.
«Faccio la cameriera in un bar da quando mi sono trasferita a Milano - racconta Barbara, studentessa napoletana della Statale -. Guadagno circa sette euro l’ora, lavorando dalle otto di sera alle due di notte. È un po’ dura, ma in questo modo metto da parte i soldi per comprarmi quello che mi piace e uscire con gli amici». In altri casi lo stipendio permette di pagare affitto e bollette. «Se non lavorassi non potrei permettermi di vivere qui - spiega Marco, laureando in Filosofia della provincia di Palermo -. Le tasse universitarie sono care, per non parlare della vita e dei divertimenti». Le paghe sono molto variabili. In media, si legge nello studio del Cofimp, si guadagnano dai 5 ai 10 euro l’ora. Ma in alcuni casi, come in quello delle ripetizioni private, si può racimolare molto di più: anche 30 o 40 euro per ogni ora di lezione. «Mi sto laureando in Lingue - conferma Paola, che studia alla Statale -. Ho pubblicato un annuncio e poco dopo ho cominciato a impartire lezioni private di inglese. Chiedo trenta euro l’ora. Lavoro quattro ore ogni settimana, quindi riesco a coprire buona parte delle spese».
E davvero un bel gruzzolo si può mettere da parte se si è particolarmente intraprendenti e si sceglie di fare, per esempio, i meccanici e venditori di motorini usati. «Mi piace sistemare i motori - spiega Luigi, che studia Economia alla Cattolica - per questo ho pensato di comprare motorini usati, metterli a posto e poi rivenderli. Il ricarico non è altissimo, così io guadagno abbastanza, anche due o trecento euro, e gli acquirenti risparmiano molto rispetto a quanto spenderebbero in una normale rivendita. Trovare i clienti non è difficile, basta pubblicare qualche annuncio o spargere la voce fra gli amici». Il vantaggio di lavorare durante gli studi non è solamente economico. Un’indagine condotta da AlmaLaurea dimostra che i giovani sono contenti di fare esperienze diverse. Perché permettono loro di arricchire il proprio curriculum e di essere più competitivi in vista della laurea, quando sarà tempo di affacciarsi al mondo del lavoro.