Città, anime e corpi Gli «ultimissimi» pittori dell’iper-realtà

Milano è da tempo al centro di un acceso dibattito sul presente e il futuro della pittura nell’arena dell’arte contemporanea. Una specie di fossato oggi divide chi, come Vittorio Sgarbi, ne sostiene da anni il diritto di cittadinanza nelle mostre pubbliche, e la critica più legata ai nuovi linguaggi consacrati dal sistema delle grandi gallerie internazionali. Il dibattito si è trasformato in una polemica sotterranea (ma non troppo) all’indomani della presentazione della collettiva ospitata dal Pac dedicata ai «Nuovi pittori della realtà», che alcuni media hanno definito un inutile doppione della mostra di Palazzo Reale sulla pittura italiana dal 1968 al 2007.
La mostra, anche in questo caso, vede la mano dello scomparso compianto curatore Maurizio Sciaccaluga, già al fianco di Vittorio Sgarbi nella selezione dei 400 artisti rappresentati nei saloni di piazza Duomo. A Via Palestro la musica è leggermente diversa: solo pittori dell’ultima decade, la celebrazione del premio Michetti assegnato al virtuosissimo Till Freiwald e in ex aequo a Cristiano Tassinari, e riflettori puntati sui cosiddetti nuovi realisti, ovvero quei pittori che hanno fatto propria la grande lezione figurativa del Novecento - con un occhio particolare ai photorealists americani di fine secolo - elaborando stili e tematiche adeguati ai tempi di internet e della cibernetica. Apriti cielo. Sull’assessore sono piovuti non soltanto gli attacchi dei nemici dei «soliti pittoracci» ma anche di chi ha sentito violentata la tradizione di un Pac che, scaduto il mandato a Jean Hubert Martin e esautorato il governo di Lucia Matino, attende nuove linee strategiche. «I nuovi pittori della realtà», pur non aggiungendo grandi novità, ha comunque il merito di restituire uno dei rari spazi espositivi cittadini agli artisti anche di ultima generazione che producono a Milano. Se è vero infatti che la città merita spazi adeguati promessi e mai concessi - dal Museo del Presente alla Fabbrica del Vapore - e un palcoscenico internazionale anche per l’arte contemporanea, è altrettanto vero che debba concedere opportunità a tutti quei giovani, pittori e non, che oggi non hanno alternative al sistema delle gallerie private.
I 76 artisti pongono l’accento sullo sviluppo di tematiche fortemente attuali: il conflitto identitario maschile e femminile, il rapporto tra anima e corpo, tra materialità ed immaterialità, il rapporto con il territorio urbano con i suoi feticci e le sue spersonalizzazioni. Gli autori si fanno interpreti di un nuovo realismo esistenziale che passa attraverso le nostalgie metropolitane di Bernardo Siciliano e i corpi allucinati di Federico Guida, dalle urbanizzazioni oniriche di Petrus ai manichini misticheggianti di Aron Demetz.