Città aperta solo agli alleati anti Usa

Alla fine è colpa della limousine se i rapporti tra Stati Uniti e Italia sono arrivati al livello di freddezza e allontanamento più grave e profondo del secondo dopoguerra, se non siamo più ritenuti un alleato di cui fidarsi. Alla fine è colpa della limousine, l'automobile del presidente, grande, prepotente, troppa, come tutto ciò che è americano, e che non può entrare nei vicoli stretti e antichi di Trastevere. Naturalmente non è vero, per il quartiere circolano anche dei mini bus e può passare qualunque corteo di automobili, soprattutto nel tratto che conduce a Santa Maria in Trastevere, e dalla piazza all'altra, dove c'è la Comunità di Sant'Egidio. Naturalmente, anche a piedi, il presidente avrebbe percorso solo qualche decina di metri.
Ma nel tirare un sospiro di sollievo, nel definirla precauzione e cautela giuste, nell'invitare i romani a trascorrere una giornata al mare, il sindaco di Roma, Walter Veltroni, il presidente della Regione, Piero Marrazzo, e l'ineffabile ministro degli Interni, Giuliano Amato, ma anche il presidente del Consiglio, che fa sempre finta che sia colpa della stampa che drammatizza, e non si sa più se ci è o ci fa, saranno pronti a giurare anche in nome di figli e nipoti che loro ce l'hanno messa tutta, solo che Bush faceva i capricci, pensava di poter andare a spasso come un ospite protetto se non gradito, e questo a Roma non è possibile. Città aperta la capitale è e rimane, basterà aspettare che scendano i manifestanti dai treni per verificare quanto saranno liberi di agire e di distruggere. Bush no, lui starà chiuso a Villa Taverna, e ai cittadini americani la loro ambasciata manda a dire urgentemente di starsene anche loro a casa, perché domani pomeriggio potrebbero essere dei bersagli per il solo fatto di essere americani.
Non basta, per arrivare a questo risultato di boicottaggio, per obbligare la Casa Bianca a ridurre e ridimensionare la visita, nelle ultime quarantotto ore sono state utilizzate molte e gravi forme di pressione. Sulla Comunità di Sant'Egidio, accusata in modo subdolo e ricattatorio di presentarsi come associazione che si batte per i popoli, libera dai condizionamenti del potere, e francamente anche un po' di sinistra, e poi di ricevere e accogliere nella propria sede il presidente sanguinario e inviso al Terzo Mondo, fino a mettere i responsabili in serio imbarazzo; perfino, anche se con risultati pari allo zero, sulla Santa Sede, nel tentativo di creare un clima di concorrenza e competizione sgradevole, con il pretesto che gli Stati Uniti metterebbero sullo stesso piano il Papa e Andrea Riccardi, responsabile di Sant'Egidio.
Questo lavorio è stato accompagnato da mancate rassicurazioni sul controllo della città e del quartiere, reiterate senza nessun senso della dignità, come nessun Paese sovrano può consentirsi di fare. La prima carica dello Stato, che pure non fa mancare appelli quotidiani, non ha ritenuto di spendere una parola per il rispetto dovuto al collega che si appresta a ricevere; la seconda, il presidente del Senato, Franco Marini, è in sonno, ma non è una sorpresa. La terza, il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, reduce da calorose strette di mano con i capi terroristi di Hamas e Hezbollah, ha fatto invece capire, con eleganza, come gli è abituale, che è meglio non domandargli se stringerebbe o no la mano a George W. Bush. Il ministro degli Interni ha rispolverato per l'occasione la teoria della seconda casa al mare o in montagna, che non è una grande trovata, viste le stangate sugli italiani degli ultimi mesi e i risultati dei sondaggi sullo stato economico delle famiglie. Sembrava Marie Antoinette con le brioches. Quello degli Esteri si adoperava, dall'estero, a rinfocolare le polemiche, protestando «vengo anch'io» contro gli incontri fra Bush e Putin, come se fosse una novità che Stati Uniti e Russia si parlano direttamente, figurati se sullo scudo antimissile sentono l'esigenza di coinvolgere un ministro italiano così affettuosamente vicino ai movimenti estremisti del Medio Oriente.
I seccatissimi abitanti di Trastevere tirano un sospiro di sollievo. Gli hanno ripulito il quartiere, cacciato per qualche ora i punk e le loro bestie, in fondo è quello che chiedono da molti anni inutilmente al sindaco Veltroni. Tutto gratis, senza neanche il fastidio della passeggiata di Bush. Aspettino questa sera a gioire, i compagni manifestanti potrebbero riservare qualche amara sorpresa alla città aperta, soprattutto se, come ha spiegato il prefetto, Achille Serra, «le disposizioni per le forze dell'ordine sono di tenersi a distanza massima dai manifestanti, non rispondere ad eventuali provocazioni, "caricare" soltanto in casi di estrema necessità». Chissà che vuol dire estrema nel lessico prodiano.
Maria Giovanna Maglie