Una città che corre

Un esercito variegato e superattrezzato molto diverso dai pionieri di 30 anni fa

Pantaloncini, maglietta e scarpette. D’inverno, al massimo dei guanti e un berrettino. Qualcuno ha di serie l’i-pod all’orecchio e il cardiofrequenzimetro abbarbicato sul petto. Naturalmente non può mancare il cronometro. È la divisa di un esercito molto particolare, che ogni giorno si esercita per le strade e nei parchi di Roma: l’esercito dei runner, quelli con la passione della corsa. A Roma sono almeno 100mila tra jogger della domenica e runner che, come si dice a Roma, «ce credono». Un esercito variegato i cui reparti d’assalto domani combatteranno una delle sue battaglie campali: la Roma-Ostia, gara storica del panorama capitolino nonché mezza maratona più partecipata d’Italia con i suoi 10mila e più iscritti.
Naturalmente non tutti arrivano a cimentarsi con successo con i 21 chilometri e spiccioli di una «mezza», né con la madre di tutte le gare, la maratona, parola che i runner pronunciano con rispetto religioso. C’è chi si accontenta di una sgambata di qualche chilometro nel parco vicino casa la domenica mattina e giura (?) di non guardare il cronometro e chi invece si allena per quattro, cinque o sei volte alla settimana, facendo di ogni «uscita» una sorta di gara con se stesso, alla ricerca ogni volta di nuovi obiettivi: scendere sotto i 5 minuti a chilometro, poi sotto i 4’50” e così via.
Il popolo dei corridori comprende di tutto. Professionisti che spesso utilizzano la pausa pranzo per scorrazzare in gruppo, impiegati, insegnanti, studenti. È un popolo in genere un po’ agé, visto che i giovani in genere trovano più divertenti altri sport e utilizzano la corsa come allenamento per la partita di calcetto o di basket. È un popolo che combatte la pancetta, la noia, i primi segni di invecchiamento, l’appagamento; che cerca nuovi stimoli e sfide con se stessi, nuove amicizie. È una città che corre. Vediamo dove e come.