La città che gioca a nascondino per salvare la figlia della colpa

Brest mobilitata per una clandestina che in Daghestan rischia la morte. La bimba occultata a turno dalle famiglie per impedire il rimpatrio

Alberto Toscano

da Parigi

Una città intera della Bretagna è mobilitata da tre settimane per salvare la vita di una donna nascondendo la sua bambina. Un drammatico gioco a nascondino con un'altissima posta in gioco: l'espulsione di una quarantaquattrenne signora di religione islamica, su cui pende - nella sua regione d'origine - il rischio di vendette fino alla morte. La signora si chiama Sakinat Amiralieva ed è fuggita dal Daghestan, zona della Russia caucasica confinante a ovest con la Georgia e a sud con l'Azerbaigian. La popolazione islamica del Daghestan ha la propensione a risolvere in modo «sbrigativo» le situazioni considerate scandalose, come appunto quella della signora Sakinat, che ha avuto una bambina fuori dal matrimonio. «Rischiavo grosso e qualcuno ha minacciato di farmi la pelle», ha detto la donna alle autorità francesi nell'intento di strappar loro un regolare visto di soggiorno.
Niente da fare. Solo decreti d'espulsione in direzione della Russia, da dove tutto fa credere che Sakinat Amiralieva potrebbe essere avviata al suo domicilio d'origine in Daghestan. Ma gli abitanti di Brest la pensano diversamente dalle autorità, che vogliono espellere la mamma e la bambina. Prima le hanno sostenute nella raffica dei ricorsi contro il decreto d'espulsione. Poi hanno deciso di giocare una carta disperata: hanno fatto scomparire la piccola Patimat, 6 anni, figlia della colpa e possibile causa involontaria della lapidazione di sua madre. All'esterno della scuola materna Jean Macé di Brest, situata a due passi dalla stazione ferroviaria e dal porto sull'Atlantico, c'è uno striscione con la scritta: «Patimat è una di noi». La gente di Brest le vuole bene e proprio per questo l'ha «sequestrata». Ufficialmente Sakinat Amiralieva ignora dove si trovi sua figlia, da quando - il 5 aprile - se ne sono completamente perse le tracce. In realtà tutti stanno al gioco perché il prefetto non può ordinare l'espulsione della donna senza la figlia: sarebbe come dividere una madre dalla propria bambina, causando gravissimi problemi ad ambedue. Ma anche i gendarmi hanno un cuore: a Brest si dice che la piccola sarebbe al sicuro presso una famiglia che nessuno vuole andare a visitare proprio allo scopo di non incappare su di lei. È, insomma, quello che è stato definito un «sequestro da notte di Natale».
Il problema è che questa signora non viene direttamente dal Caucaso, ma ha combinato un grosso pasticcio nel suo itinerario dalle rive del Mar Caspio a quelle dell'Oceano Atlantico. Dalla Russia è riuscita a giungere in Germania, dove ha dato un falso nome per ottenere un visto di soggiorno. Dice d'aver avuto paura che si conoscesse la sua storia e che anche i tedeschi fossero pronti a punirla per il suo comportamento «scandaloso». La Germania non le ha perdonato il «peccato» delle false dichiarazioni all'anagrafe stranieri e così è stato deciso d'espellerla. Ecco allora che Sakinat è arrivata in Francia, all'estremo ovest del territorio continentale francese, come se avesse voluto scappare il più lontano possibile. È dall'anno scorso che la gente del posto ha cominciato a conoscerla e un'associazione è stata costituita per aiutarla a ottenere un regolare visto di soggiorno. Cinquemila persone hanno firmato una lettera in suo favore, inviata al prefetto.
La risposta però è stata negativa: mamma e bambina devono tornarsene in Russia con le buone o con le cattive. «Voi non sapete che cosa mi hanno fatto. Ho perso il posto di lavoro. Quando andavo alla moschea minacciavano e insultavano me e la mia bambina. È per lei che voglio rimanere qui», dice ora la donna. E lì - a Brest - rimarrà, almeno fino a quando la gente continuerà a nascondere la sua bambina per salvarla.