«La città decida che fare di Ponte Parodi»

Vito de Ceglia

«È ora che la città si concentri sul futuro di Ponte Parodi...»: Paolo Odone butta la pietra nello stagno. Lo fa a metà intervista, quasi di getto. «È la madre di tutte le battaglie», sottolinea il presidente della Camera di Commercio di Genova. Che avverte: «È importante consegnare quell’area al porto e al mare. Ci sono valide ipotesi in campo, ed è bene perseguirle: dall’insediamento di Costa Crociere, come sostiene Giovanni Novi, a quello dei mega yacht per le sue redditizie ricadute sull’indotto, fino alla realizzazione di un centro direzionale dello shipping. Ma non si può e non si deve escludere a priori anche l’idea di una mostra mercato permamente del nautico».
Certo, su Ponte Parodi c’è una sovrapposizione di idee, di ipotesi ma di concreto ancora nulla. «Stiamo lavorando per evitare forti contrapposizioni. Ma il tempo passa, ed è arrivato il momento di riportare il dibattito sui contenuti», dichiara Odone. Il suo è un appello alla città, ai suoi vertici istituzionali e alle forze economiche. «Il modello da perseguire è quello della lobby, nel senso positivo del termine - ammette il presidente della CdC -. Quella stessa lobby che si è impegnata con successo nelle infrastrutture e che sta lavorando per sviluppare l’alleanza del Nord-Ovest, quella con Milano e Torino per intenderci. Il cosiddetto “laboratorio del policentrismo”, il cui obiettivo è di annullare le distanze fisiche con le infrastrutture. Per Genova, il primo importante obiettivo è il Terzo Valico. Ed è a portata di mano: vedremo, probabilmente, l’inizio dei lavori nei primi mesi del 2006. Sia chiaro: questo passaggio rappresenta una svolta epocale per la città e il porto».
Obiettivo, questo, che è complementare alla realizzazione del collegamento ferroviario Genova - Rotterdam, inserito insieme al Terzo Valico, nel piano delle opere strategiche della Ue. «È la Svizzera a chiederlo con forza per trasferire dalla gomma al ferro il consistente flusso di merci che transita sul suo territorio. È chiaro, quindi, che gli svizzeri guardano il nostro porto con grande interesse in vista anche dell’incremento di traffici, in arrivo dalla Cina, che transiterà attraverso il Canale di Suez». In questo contesto, fa notare il presidente della CdC, «assume una valenza strategica il recente accordo sottoscritto dall’Authority con Trenitalia per lo sviluppo ferroviario del porto di Genova, che consentirà un aumento dei movimenti su rotaia sul traffico portuale complessivo del 15% nel triennio 2005-2007, con una previsione di circa 50 treni al giorno da e per lo scalo genovese».
Odone guarda avanti. Ed è un fiume in piena quando parla di progetti, infrastrutture e alleanze. Inizia, invece, a storcere il naso, e non lo nasconde, quando, sollecitato, il discorso scende su un terreno impervio, disseminato di polemiche, scontri, veleni che hanno logorato, per lunghi mesi, le istituzioni, le rappresentanze economiche e politiche della città. E si torna a parlare di porto. Il primo nodo è l’Affresco di Renzo Piano. Odone parte da lontano: «Gli ambienti pubblici territoriali hanno il dovere di progettare il futuro, quindi è più che legittimo che si ragioni a lungo termine (20-30 anni). Così come è legittimo che gli operatori portuali siano spaventati dal rischio che i grandi progetti possano bloccare o ritardare i lavori più urgenti. L’esempio di Calata Bettolo è emblematico. Come si dice: il meglio è il nemico del bene! Detto questo, se facciamo squadra possiamo superare tutti gli ostacoli; in caso contrario, se persisteranno le contrapposizioni e gli interessi di parte, non andremo da nessuna parte».
Odone si ferma. Riflette. E riparte: «Sembrerebbe che l’alzata di scudi di alcune categorie fosse più contro Novi che nei confronti di Piano, perché l’azione del presidente andava a toccare certi equilibri. La verità è che si è urlato troppo in questi mesi. Le posizioni si sono contrapposte al di là dei vari interessi di parte. E oggi per rimettere in moto il meccanismo ci vorrà un po’ di tempo. Ma dobbiamo partire. Qualche volta bisogna toccare il fondo per poi iniziare di nuovo a correre». Odone fa un passo indietro. Ritorna a parlare delle tensioni che hanno preceduto il Comitato portuale di lunedì scorso, conclusosi con le dimissioni del segretario generale Sandro Carena. «Certo, la frattura tra presidente e terminalisti è profonda ma ricucibile. Io penso che Novi non voglia danneggiare nessuno, lui vuole solo avere la dignità e la possibilità di gestire il porto come la legge gli consente. E come gli enti pubblici, che lo hanno nominato, gli chiedono di fare. La redde rationem è stato solo l’epilogo di una contrapposizione, che ora deve finire».
È questa contrapposizione, secondo il presidente della CdC, ad aver condizionato negativamente l’operato di Novi. Da uno a dieci qual è il voto del presidente? «Non classificabile - risponde -. Diciamo che c’è stata una impraticabilità del campo, perché il match è avvenuto non sui contenuti ma sui principi. Da qui la perdita di tempo. Novi ha solo cercato di esprimere una volontà di cambiamento. Se lui alla fine fallisse, difficilmente il prossimo presidente sarà un professionista del settore, ma un avvocato. Chi vuole capire, capisca». E Odone, prima di chiudere, si affida ad un proverbio: «Chi è causa del suo male pianga se stesso!».