«È la città dell’orrendo urbano»

Federico Mollicone, più di dieci anni vissuti da capogruppo di An in I municipio, ora il passaggio al consiglio comunale. In prima linea nella lotta all’«orrendo» urbano e al commercio abusivo, ma soprattutto dell’identità italiana in quartieri storici come l’Esquilino.
Un bilancio della sua corsa al Campidoglio?
«Il mio impegno politico non è dettato dall’ambizione personale, ma fa parte di una un progetto che vede con me centinaia di romani impegnarsi in prima persona per migliorare la qualità della vita e della città in cui risiedono. È stata una campagna elettorale low cost, fatta di porta a porta, comizi e incontri con associazioni e categorie. Inorridisco invece quando sento di cene elettorali che costano ai candidati più di quanto percepiranno se eletti in Campidoglio. C’è qualcosa che non va…»
Tra le cose che non vanno, lei parla spesso di «orrendo urbano»…
«Con “orrendo urbano” intendo rappresentare tutto il degrado che circonda la capitale: dagli ascensori del Vittoriano, agli ambulanti abusivi, ai camion bar».
La bellezza prima di tutto?
«Sì, ha capito bene. Solo la bellezza salverà Roma, parafrasando Dostoevskij. Mi batto anche perché venga difeso il genius loci dei quartieri romani, le caratteristiche tipiche e storiche di gioielli come l’Esquilino, Monti, Colle Oppio e tanti altri. Oltre all’estetica mi batto da sempre per la sicurezza di quartieri come Prenestino, Nomentano, Tor Sapienza e Casalotti, dove bisogna intervenire incisivamente con sgomberi sistematici dei campi nomadi».
Queste le priorità del suo programma?
«Non posso che essere schierato in favore della residenzialità e di quegli operatori e commercianti che rispettano le leggi»