In città dodici centri sociali da sgomberare

(...) Eppure nessuno osa toccare i nipotini di Marx, gli ultimi coerenti sostenitori di quel Pierre-Joseph Proudhon per il quale «la proprietà privata è un furto». Un socialismo antiborghese e anarchico abbozzato quasi duecento anni fa e interamente sepolto dalla storia prima ancora che nei libri. Se non fosse per quel piccolo aforisma che ancora rivive in tanti angoli delle città. La lista dell’affitto a sbafo è da anni custodita e aggiornata dal vicesindaco di lungo corso Riccardo De Corato. Che ha esultato giovedì scorso quando è stato sgomberato il «Garibaldi» di via Tommaso da Cazzaniga. «Il no alle zone franche - le sue parole - deve valere anche per i centri sociali. Bisogna apprezzare questa azione delle forze dell’ordine, tanto sollecitata dall’amministrazione comunale, per riportare finalmente la legalità nei tanti edifici pubblici e privati occupati abusivamente».
Meglio tardi che mai, si potrebbe dire scorrendo l’elenco. E accorgendosi che, proprio lì vicino, i compagni dell’omonimo «Garibaldi», questo con vista sul corso, hanno già festeggiato i trent’anni di domicilio a spese altrui. Subito dietro, nella specialissima classifica, quelli del «Centro occupato autogestito» di via dei Transiti in loco fin dal 1979. A seguire l’«Adrenaline» di viale Gorizia, il «Cox 18» di via Conchetta al Ticinese (quello di Dax) in piedi dal 1988. Ad altissima tensione e incrociata da più di un’indagine sul terrorismo la «Panetteria okkupata» di via Conte Rosso. Nel mirino anche di Ilda Boccassini e dei magistrati dell’ultima indagine sulle Brigate rosse. Partita dal Cso Gramigna di Padova e finita a Milano. «La dimostrazione - rincara la dose De Corato - che siamo in presenza di luoghi dove si praticano la violenza verbale e non solo: contro le istituzioni, lo Stato, gli avversari politici. A Roma ora sanno i nomi e gli indirizzi. E, soprattutto, quali attività si svolgano là dentro. Cosa aspettano a far intervenire polizia e carabinieri?».
Ma il terrorismo non è l’unico problema. In «zona cimitero Maggiore, infatti, c’è il «Torchiera». «Non sappiamo neppure quanti rom ci siano lì dentro. Tende, camper, roulotte di gente che con tanta fatica abbiamo fatto uscire da Triboniano. Stanno lì e i residenti della zona non ne possono più. per cui agli occupanti storici, ora si aggiunge anche questo altro problema». Esagerazioni? «Per nulla - assicura il vicesindaco. Chiedetelo agli abitanti di Magolfa che sono tornati a vivere dopo lo sgombero dell’Orso in via Gola». Più politico il caso del Leoncavallo di via Watteau che è un po’ diventato il simbolo di tutti. E la cui linea «morbida» non va proprio giù a tanti «compagni». Storico anche il Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, quello di Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli. Ultimi arrivati «Villa Litta Okkupata», «Cantiere studentesco» e «Casa Loca» in viale Sarca. «Forse è il caso di intervenire - conclude De Corato -. O vogliamo rivedere corso Buenos Aires messo a ferro e fuoco come l’11 marzo del 2006, le devastazioni dei cortei del Primo maggio o le stazioni bloccate e danneggiate da chi vuol salire sui treni senza biglietto? Tutti da lì vengono. Gli indirizzi li conoscono».