«La città ideale? È quella delle idee»

Molte risposte, tutte diverse e tutte interessanti alla provocatoria suggestione lanciata per la presentazione del Salone del Mobile: «I Saloni 2007 alla ricerca della città Ideale». Che non esista una città per tutti, né sia possibile progettarla a priori è un assioma su cui tutti i partecipanti si sono detti d'accordo, e la conversazione condotta da Fabio Fazio ha preso una piega concreta. «La città ideale - ha detto il sindaco Letizia Moratti - vive in ognuno di noi, ed è capace di tradurre in realtà il nostro percorso interiore, e di proiettarlo su uno scenario di relazioni e di collaborazione con gli altri». E lancia l'idea dei design hotels. «Un'idea ambiziosa - dice - che metterà insieme le importanti risorse della nostra città: dagli architetti ai designer, al mondo del real estate: i design hotel, alberghi studiati e progettati dai più famosi talenti creativi». Vittorio Sgarbi sostiene che «la città ideale è subordinata a quella reale, ogni politico consapevole dei reali problemi si immagina immediatamente una citta ideale per sfuggire all'impossibilità di porre qualche rimedio». L'architetto, «la peste più feroce del nostro tempo - dice - ogni tanto riesce nell'intento, distruggendo il passato come fece persino Palladio inglobando e quindi negando edifici gotici nei suoi colonnati. In particolare gli architetti stranieri realizzano brutti edifici in Italia, quando architetti italiani, come Mario Bellini, fanno cose egregie all'estero». Arriva poi a Milano: «Veltroni utilizza a Roma il fumo dell'arrosto di Milano e qui non si ha la consapevolezza di quanto ci sia di eccellente». Carlo Guglielmi, presidente di Assoluce, va al centro di un problema molto attuale: l'illuminazione milanese. Insiste sulla necessità di illuminare Milano, «non con interventi artistici di direttori della fotografia o fotografi, ma trovando risposte serie che premino e diano luce tanto al centro quanto alla periferia, perché la luce può fare l'architettura e si possono cambiare anche le persone illuminandole nel modo giusto». E Sgarbi rincara: «Piazza Duomo è la peggio illuminata del mondo, hanno spento le grandi insegne luminose che erano il simbolo di Milano e l’hanno fatta diventare un luogo medievale». Di Milano parlano con passione gli architetti Mario Bellini e Pierluigi Cerri: Bellini sostiene che «la città è un libro di pietra che si scrive via via, includendo tutti i segni e anche i fallimenti». «Milano è la città delle idee, sostiene, momento di concentrazione massima e vivace, e non a caso il design italiano è composto da creativi di tutto il mondo che fanno perno qui». Per Cerri «i milanesi forse non hanno l'idea di città, le strade sono canali per raggiungere i luoghi e la città per loro è la propria casa, infatti se si guarda Milano dall'alto si scopre moltissimo verde privato quando tutti si lamentano dello scarso verde pubblico». Lo scrittore Niccolò Ammaniti ricorda che le città illuminate da luce sbagliata sono quelle che producono i serial killer dei film e dei racconti dell'horror. Non si può realizzare una città ideale, ma pare che le forze in campo per migliorare Milano siano tutte presenti.